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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/12/2014  -  stampato il 03/12/2016


Le prime dichiarazioni di Santi Consolo, il nuovo Capo Dipartimento amministrazione penitenziaria

L'aspetto del sovraffollamento delle carceri è certamente uno dei primi nodi che dovrò affrontare. Si dovrebbe puntare, credo, sul recuperare spazi detentivi in economia ma anche sullo sperimentare, compatibilmente con la sicurezza, forme di libertà maggiori dei detenuti all'interno degli istituti di pena".

A parlare è il neo capo del Dap Santi Consolo. Sessantatré anni, dal 1978 in magistratura, una breve esperienza al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria come numero due, ora si accinge ad assumerne la guida. Ieri la nomina del Consiglio dei Ministri.

"In realtà - spiega - mi è stata comunicata ufficialmente questa mattina". La palla, perché l'iter burocratico possa essere completato, passa ora al ministro della Giustizia. "Sarà il Guardasigilli - spiega - a chiedere al Csm di mettermi fuori ruolo. Verosimilmente, prima di Natale il Plenum dovrà deliberare e potrò insediarmi".

"Sono lontano dal Dap dal 2011 - dice - Dovrò aggiornarmi bene sullo stato delle carceri e su tutti i problemi che dovrò affrontare, relazionarmi con chi ha ricoperto posizioni di vertice, fare una graduatoria delle urgenze. Chiaramente ogni cosa sarà discussa col ministro e si faranno le scelte necessarie". I problemi da affrontare, certo, non saranno pochi. A cominciare da quello del sovraffollamento.

"Un aspetto da tenere in grande considerazione - dice - è certamente quello del benessere dei detenuti. Bisognerà fare una ricognizione degli spazi detentivi, recuperare in economia quelli recuperabili e sperimentare, compatibilmente con la tutela della sicurezza, forme di libertà maggiore al'interno degli istituti di pena".

"Si dovrebbe arrivare a considerare, quando è possibile, la cella soltanto come luogo di pernottamento e sfruttare le aree comuni del carcere per incentivare l'organizzazione di percorsi formativi di lavoro, la socialità e creare abilità per il futuro reinserimento nel mondo del lavoro".

Consolo pensa anche a una riforma della disciplina sulla retribuzione dei carcerati. "Non bisogna cadere negli eccessi. Il problema c'è, ma non si può pensare a un azzeramento della retribuzione. Tranne quando è il detenuto a scegliere di lavorare gratis, la paga si può abbassare (oggi il parametro è quello delle retribuzioni sindacali) ma ci deve essere comunque una soglia sostenibile. Ce lo impone l'Europa".

"Una compensazione almeno parziale con le spese di mantenimento in carcere è ipotizzabile - aggiunge. Ma non si può dire al detenuto: da domani cominci a lavorare ma non guadagni". Le disponibilità economiche sono esigue. "Con le somme a disposizione - dice Consolo - si deve ragionare bene sulle soluzioni.

Le improvvisazioni non sono pensabili. Tempo fa io avevo proposto una modifica: ridurre la retribuzione ma non per non spendere i soldi residui, bensì per distribuirli meglio e pagare un maggior numero di carcerati". Il neo capo del Dap punta anche sulla differenziazione dei circuiti carcerari a seconda della pericolosità dei detenuti.

"Le limitazioni - spiega - devono essere proporzionate alle esigenze di sicurezza". Consolo segue da sempre le problematiche legate alle carceri. Il suo primo incarico fu quello di magistrato di sorveglianza in Sardegna. "Ho fatto anche io qualche anno di galera", scherza. Poi la nomina a pretore e successivamente a giudice di corte d'assise a Palermo.

E ancora, la procura generale come pubblica accusa nei processi per gli omicidi Dalla Chiesa e Giuliano. Dal 1998 al 2002 è stato al Csm dove ha presieduto la commissione antimafia. Poi l'esperienza alla procura generale della Cassazione e il Dap. Prima di ricoprire la carica di procuratore generale di Caltanissetta, ultimo suo incarico, ha guidato la Procura generale di Catanzaro.

ANSA