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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/12/2014  -  stampato il 09/12/2016


Uno Bianca; respinta la richiesta di sconto di pena par Fabio Savi

"Non sussistono gli estremi per l'accoglimento dell'istanza" perché "difettano i presupposti relativi al principio della retroattività o della ultrattività in mitius". Così la Corte d'Assise di Bologna (due giudici togati e quattro popolari) si è espressa in merito all'istanza presentata da Fabio Savi, il "lungo" della banda della Uno Bianca: il 54enne, detenuto nel carcere di Spoleto, chiedeva di usufruire, a posteriori, del rito abbreviato e del relativo sconto, che avrebbero portato la pena dall'ergastolo a 30 anni e, in sostanza, lo avrebbero fatto uscire dal carcere. In particolare il legale del forlivese, Ada Maria Barbanera, si rifaceva nell'istanza a una sentenza della Corte Costituzionale e a una della Corte europea (Scoppola contro Italia).

L'avvocato sostiene nella richiesta che "per il principio di uguaglianza, la modifica mitigatrice della legge penale debba riverberarsi anche a vantaggio di coloro che hanno posto in essere la condotta in un momento anteriore". Lo scorso 5 novembre nel corso dell'incidente di esecuzione, a Bologna perché quella bolognese è l'ultima delle tre sentenze passate in giudicato dopo Pesaro e Rimini, il pm Valter Giovannini, procuratore aggiunto di Bologna e coordinatore vent'anni fa delle indagini, aveva chiesto che l'istanza venisse respinta dichiarandola inammissibile.

La corte (presidente Michele Leoni, relatore Paola Passerone) ha accolto la richiesta ma al contempo dichiarato l'istanza della difesa ammissibile. La banda della Uno Bianca, così chiamata dal tipo dell'auto utilizzata nella maggior parte dei delitti, per sette anni, dal 1987 al 1994, seminò il panico tra Emilia-Romagna e Marche, facendo 24 morti e oltre 100 feriti. L'unico non poliziotto dei fratelli Savi (gli altri sono Roberto e Alberto) non ha mai chiesto perdono per quanto commesso. Venne condannato all'ergastolo come i fratelli e Marino Occhipinti, mentre a Pietro Gugliotta e Luca Vallicelli, elementi minori della gang, vennero comminati rispettivamente 28 anni (diventati poi 18) e, patteggiati, 3 anni e 8 mesi di carcere.

La Presse