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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/12/2014  -  stampato il 09/12/2016


Evasione a colpi d’arma da fuoco: Mimmo Cutrì patteggia un anno

 Evasione.Domenico Cutrì, 32 anni, di Inveruno, l’11 dicembre sarà di nuovo in un’aula di giustizia. Il sostituto procuratore di Busto Arsizio, Raffaella Zappatini, ha accettato la proposta di patteggiamento avanzata dal difensore Roberto Grittini per un anno di reclusione. A decidere sarà il gup Patrizia Nobile. Per Cutrì, detenuto nel carcere di Opera, è caduta l’accusa più pesante: quella di avere partecipato alla progettazione del blitz del 3 febbraio scorso, davanti al tribunale di Gallarate.

 

Il fratello minore Antonino, che guidava il commando, riuscì a sottrarre Domenico agli agenti della Polizia Penitenziaria che lo scortavano, ma cadde sotto i colpi del fuoco amico. Era stato Nino, da sempre dominato, quasi ossessionato dall’idea di liberare il fratello ergastolano, a ideare il piano, a studiarlo con gli amici. Cutrì deve rispondere di evasione, lesioni e porto abusivo d’arma rubata. Le ultime due imputazioni riportano alla notte del 9 febbraio quando Mimmo Cutrì e un compagno, dopo sei giorni di serrata caccia all’uomo, vennero scoperti dai Ros dei carabinieri e dai Gico della Finanza in una casa in costruzione, in via Villoresi a Inveruno. L’evaso aveva con sé una 357 Magnum.

 

Mentre gli uomini dei reparti speciali lo conducevano verso l’uscita, Cutrì diede uno strattone facendo cadere dalle scale uno dei militari e provocandogli alcune contusioni. Il pubblico ministero Zappatini ha chiuso le indagini (quindici faldoni e circa 1.500 pagine di atti) e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per tutti i componenti della batteria.

All'inizio di aprile la Corte di Cassazione ha annullato la condanna all’ergastolo di Domenico Cutrì per l’omicidio del diciannovenne barista polacco Lukasz Kobrzenicki, ucciso a Trecate nel giugno del 2006. Il processo è stato rinviato alla Corte d’Assise d’appello di Torino. Una quindicina di giorni prima, Cutrì , davanti al pm Zappatini, aveva ammesso per la prima volta di essere stato lui a sparare al barista e non Manuel Martelli, condannato a 16 anni in abbreviato. Aveva escluso il movente passionale, non era vero che l’ucciso gli insidiasse la ragazza. Il barista andava invece punito per degli sgarri che aveva compiuto nei confronti di Martelli, legati al sottobosco della droga. «Ma non volevo ucciderlo», aveva specificato Mimmo Cutrì.

 

ilgiorno