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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/12/2014  -  stampato il 09/12/2016


Il DAP nega aspettativa all’’ex campione delle Fiamme Azzurre: lui fa ricorso al TAR e vince di nuovo

La storia di Fabio Pizzolato narra di un campione nello sport ma soprattutto nella vita. Perché quando centrò il record italiano di salto con l’asta, il 6 luglio 1997, lo ribattezzarono nientemeno che «piccolo Bubka »: all’epoca 22enne, il varesino di nascita diventato veronese d’adozione «volò» oltre quota 5,75 metri. Rincorsa veloce, buon caricamento dell’asta, una Spirit impugnata a 5 metri, perfetta coordinazione al momento dello svincolo:l’allora studente di fisica vince nettamente gli Assoluti outdoor, superando di 5 centimetri il record di Gianni Iapichino, marito di Fiona May. Tutto questo accadeva 17 anni fa: adesso il recordman italiano della disciplina è Giuseppe Gibilisco (5,90metri), ma la misura di Pizzolato è rimasta comunque medaglia d’argento. Quanto a lui, è ora nel pieno di un’altra vita.

Ancora una volta costellata di successi: l’ultima vittoria, con una sentenza depositata il 2 dicembre, gliel’ha tributata il Tribunale amministrativo regionale del Veneto concedendogli - di fatto - il diritto a usufruire di un’aspettativa non retribuita per svolgere attività di ricerca all’Università. Ma andiamo con ordine. Nonostante i tanti infortuni subiti in carriera, quest’indomito campione nato nel ‘75 a Varese ha comunque saputo «scrivere pagine importanti dell’atletica italiana». È l’amico- atleta Fabio Giannini a tesserne gli elogi: cessata l’attività agonistica alla fine del 2004, Pizzolato si è laureato in Scienze Motorie all’Università di Verona dove ha frequentato il Dottorato di ricerca. E non è finita qui, vista la sua ulteriore attività come preparatore atletico per compagini di basket. Tutto qui? Niente affatto, visto questo plurivalente ex primatista di salto con l’asta presta anche servizio dal 2005 al carcere di Montorio dove attualmente opera con il grado di assistente capo.

E qui veniamo alla vittoria di alcuni giorni fa al Tar: con il decreto rettoriale 312 del 2013, l’Università di Ferrara assegna a Pizzolato la vittoria in una selezione pubblica indetta per il conferimento di un assegno di ricerca sul tema «effetti dell’attività motoria e riabilitativa». Ragion per cui, il 15 maggio 2013, il campione-ricercatore chiede al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di «essere collocato in aspettativa senza assegno ». Niente da fare: come risposta ottiene un semaforo rosso con la motivazione che «la disposizione non si applica al personale in regime di diritto pubblico». Risultato: suo malgrado, Pizzolato si trova costretto a rinunciare all’assegno di ricerca ottenuto dall’ateneo ferrarese.

Ciò non gli impedisce, però, di rivolgersi al Tar del Veneto contro quel «diniego all’aspettativa » chiamando in causa il Ministero alla Giustizia. Adesso, per lui, la tanto agognata (e sospirata...) vittoria: motivandolo - tra l’altro - con il «diritto costituzionalmente garantito allo studio, rispetto al quale non possono darsi disparità di trattamento contrarie al principio d’uguaglianza», i giudici amministrativi accolgono in toto il ricorso del campione- ricercatore. Il suo motto? «Fare il ricercatore mi permette di rivivere le sensazioni di quando ero atleta, ma in senso inverso: ora sono io che devo far migliorare gli altri». Burocrazia permettendo...

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