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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/12/2014  -  stampato il 05/12/2016


Agenti corrotti e detenuti organizzavano pestaggio Comandante e Vice nel carcere di Varese

Prestazioni sessuali gratuite da parte di prostitute, piccole somme di denaro e la promessa di organizzare una spedizione punitiva contro il comandante e il vice comandante della Polizia Penitenziaria. Era questa la "moneta di scambio" con la quale tre detenuti romeni si sarebbero garantiti la complicità di cinque agenti della Polizia Penitenziaria, arrestati con l'accusa di aver favorito la loro evasione dal carcere dei Miogni di Varese, il 21 febbraio 2013.

Una fuga che ebbe breve durata, in quanto i detenuti nelle ore successive furono rintracciati e arrestati in Svizzera e in provincia di Pavia. Uno dei romeni, Victor Sorin Miclea, 31 anni, ritenuto l'ideatore del piano per fuggire dal carcere, stava scontando una condanna definitiva per sfruttamento della prostituzione. Gli altri due, Daniel Parpalia e Marius Georgie Bunoro, di 30 e 25 anni, erano ancora in attesa di giudizio per furto aggravato.

Condividevano la stessa cella e, dopo aver segato le sbarre di un bagno adiacente alla stanza, avevano raggiunto il cortile, avevano impilato dei bancali per salire sul muro di cinta e si erano calati all'esterno utilizzando le lenzuola. Il piano, secondo quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri, coordinate dal pm di Varese Annalisa Palomba, sarebbe stato quindi agevolato dalla complicità degli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere. L'inchiesta ha portato ora all'arresto dei cinque agenti, Francesco Trovato, Rosario Carmelo Russo, Domenico Roberto Di Pietro, Carmine Domenico Petricone e Angelo Cassano, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Varese Anna Giorgetti con l'accusa di procurata evasione, corruzione, falso ideologico, minaccia e intralcio alla giustizia. Arresti eseguiti dai carabinieri, insieme alla Polizia Penitenziaria, alla polizia di Stato e alla Guardia di finanza. Gli agenti, la notte dell'evasione, avrebbero aiutato i romeni ritardando l'allarme, avvisando i propri superiori due ore e mezza dopo la fuga, indicando un percorso che non era coperto dalle telecamere di videosorveglianza e fornendo il cassonetto e i bancali utilizzati per scavalcare il muro di cinta.

Nei giorni precedenti, inoltre, avrebbero consentito alla compagna di Daniel Parpalia di introdurre nel carcere, durante l'orario di visita, la lima utilizzata per segare le sbarre e un telefono cellulare, nascosto nelle parti intime della ragazza. Complicità che sarebbe stata 'acquistatà dai detenuti a poco prezzo: prestazioni sessuali gratuite da parte di prostitute, una somma di denaro per uno degli agenti, sommerso dai debiti, e la promessa di organizzare il pestaggio, una volta evasi, dei vertici del carcere.

Alcuni degli agenti arrestati, infatti, volevano punire il comandante e il vicecomandante della Polizia Penitenziaria per le numerose contestazioni disciplinari emesse in passato nei loro confronti. Gli agenti, oltre a favorire la fuga, avrebbero concesso inoltre a Miclea un trattamento di favore durante il periodo di detenzione, tanto che riceveva bibite e ricariche per il telefono cellulare in cella, e poteva andare in palestra fuori dagli orari stabiliti.

"Gli arresti non possono ledere l'immagine di serietà e professionalità che ha sempre contraddistinto il personale di Polizia Penitenziaria - ha spiegato Donato Capece, segretario del sindacato Sappe - queste accuse fanno male a coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive in un contesto complicato".

Ansa

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