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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/12/2014  -  stampato il 05/12/2016


Sebastiano Ardita: ricevetti pressioni da Leopardi e dal GOM per scegliere il carcere per Provenzano

"Ho ricevuto insistenti richieste affinche' Bernardo Provenzano fosse detenuto nei carceri di L'Aquila o Terni. Richieste pervenutami, anche telefonicamente gia' il giorno stesso dell'arresto di Provenzano, l'11 aprile 2006".

Lo ha detto il magistrato Sebastiano Ardita, a capo dell'ufficio detenuti del Dap tra il 2002 e il 2011, rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo, nell'ambito del processo per la trattativa Stato-mafia. Ardita ha riferito di "alcuni fatti anomali" e insistenti "e immotivate" richieste affinche' Provenzano andasse in due penitenziari. "Il primo a chiamarmi -ha ricostruito il teste- fu Leopardi, a capo dell'Ufficio ispettivo del Dap, per dirmi che L'Aquila e Rebibbia sarebbero state le sedi piu' appropriate per accogliere Provenzano. Seppure il suo ufficio non fosse competente, risposi che se ne sarebbe parlato, confrontandosi, per adottare la scelta piu' opportuna. Pochi minuti dopo -ha aggiunto Ardita- anche il capo Gom mi chiamo' per dirmi la stessa cosa". 

L'Ufficio detenuti del Dap decise di inviare Provenzano nel carcere di massima sicurezza di Terni e lo stesso Ardita si reco', "non piu' di due giorni dopo a verificare, di persona, il livello di sicurezza e lo stato di detenzione e di salute di Bernardo Provenzano. Il boss era fisicamente detenuto in un'ala completamente staccata dalla zona degli altri 41 bis".

Eppure pochi giorni dopo un quotidiano pubblica una notizia secondo cui il figlio di Giovanni Riina, detenuto a Terni, avrebbe inveito contro Provenzano bollandolo "come sbirro". Era, ha sottolineato Ardita, "una notizia palesemente falsa, tanto che sucessivamente anche lo stesso Giovanni Riina chiese al suo legale di emettere una nota di smentita. Pur tuttavia in seguito a questa notizia alcuni uffici del Dap -tra cui il Gom- produssero un voluminoso dossier con cui si chiedeva nuovamente il trasferimento di Provenzano a L'Aquila o a Rebibbia".

Ardita ha ribadito che c'erano svariati motivi per non trasferire Provenzano e in particolare a L'Aquila dove c'era gia' Giuseppe Madonia, "che spostare un detenuto per una notizia falsa e' un fatto insensato e poiche' si trattava di una richiesta immotivata, seppur valutata, non fu considerata".

AGI