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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/12/2014  -  stampato il 08/12/2016


Poggioreale non è più il peggiore d’Europa. La squadretta della cella zero? E’ stata smembrata

Poggioreale non è più il carcere peggiore d’Europa. Il sovraffollamento, tra le cause della censura europea, è nettamente diminuito. Ora i ristretti non superano i 1800, e c’è una grande attenzione perché non debbano mai superare questa soglia. Certo, la capienza massima dell’istituto è di 1500, ma il miglioramento è notevole, considerando le condizioni nelle quali era la casa circondariale napoletana solo qualche mese fa. A snocciolare i dati relativi a Poggioreale e alle altre carceri campane è la garante dei detenuti della Regione Adriana Tocco, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno.

 

Con il cambio della guardia e l’arrivo del nuovo direttore Antonio Fullone, si sta sperimentando anche il regime delle “celle aperte” per 8 ore al giorno, una novità assoluta per la casa circondariale partenopea. Non solo: aumentano le attività anche nelle altre carceri della Campania, come Carinola, “che non è più un carcere di alta sicurezza – spiega la garante – E ora c’è anche la possibilità di coltivare la terra. Stesso discorso per Sant’Angelo dei Lombardi, che pure ha una tenuta nella quale si producono vino e miele, e le donne del carcere di Santa Maria Capua Vetere hanno messo su una sartoria. Ci sono dei segnali di trasformazione, certo c’è ancora da fare sul fronte delle attività ma si nota la voglia di cambiamento”.

 

Malasanità in carcere

La sanità – Le carenze maggiori vengono riscontrate, ancora una volta, nel diritto alla salute in carcere. La sanità penitenziaria continua ad essere un elemento di forte criticità. I motivi sono molti e si intrecciano con la scarsità di posti letto all’interno degli ospedali che hanno un reparto destinato ai detenuti. Spesso è difficile, per i detenuti, ottenere medicinali e anche un ricovero. Tanto che la garante ha dovuto sollecitare singolarmente il ricovero per alcuni casi: “La risposta è stata celere, ma non si dovrebbe procedere così”, commenta, tanto che “abbiamo proposto che nell’Ospedale del Mare, quando sarà operativo, sia predisposto un reparto per i detenuti.

 

La “cella zero” di Poggioreale

Le violenze – L’anno scorso sono state tante le denunce sulle condizioni disumane del carcere e sulla presunta “cella zero”, la presunta cella degli orrori del carcere partenopeo: Fanpage.it ha mostrato, in un’inchiesta, come un cospicuo numero di detenuti, infatti, abbia denunciato maltrattamenti. Molti esposti sono finiti tra le mani della garante Adriana Tocco e in seguito, è stata aperta un’indagine da parte della magistratura, tutt’ora in corso. “La squadretta (di sorveglianti – ndr) è stata smembrata – annuncia la Tocco – E la magistratura sta svolgendo le sue indagini. Sono stati interrogati molti detenuti, ma non ho ricevuto più altre denunce da quando c’è stato il cambio della guardia a Poggioreale con l’arrivo del nuovo direttore. Credo che non vi siano più maltrattamenti, naturalmente è tutto da verificare, ma non ho ricevuto altre denunce”.

 

Amore in carcere

L’affettività – I rapporti affettivi e amorosi, per le persone detenute, sono impossibili e nella maggioranza dei casi sono anche un tabù. Una privazione, questa, che incide negativamente non solo sulla singola persona e sui suoi diritti, ma sull’intera comunità detenuta. Per questo, c’è un’iniziativa-petizione di Ristretti Orizzonti, “Per qualche metro e un po’ d’amore in più”, che chiede all’Europa di occuparsi anche delle famiglie dei detenuti e spinge per una legge che regoli in maniera meno repressiva la vita familiare e amorosa dei detenuti. Come? Una delle proposte, verso le quali la garante dei detenuti della Campania converge e sarà uno dei temi che porrà nel 2015 alle istituzioni, è quella di favorire colloqui lunghi e giornate con la famiglia.

 

Il lavoro non retribuito per i detenuti? La Garante boccia la proposta Gratteri

La commissione voluta da Matteo Renzi e coordinata Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, ha ventilato tra le ipotesi quella del lavoro gratuito per i detenuti. Ipotesi che ha già incontrato la netta contrarietà di tutte le associazioni e i movimenti che si occupano di detenzione e garanzie nel sistema penale, e incontra anche il muro dei “no” dei garanti italiani: “Sono assolutamente contraria – risponde Adriana Tocco- E come me lo sono tutti i garanti”. Il motivo, come intuibile, è che “in Italia non esistono i lavori forzati”.

 

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