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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/01/2015  -  stampato il 06/12/2016


Il racconto di Francesco Romano: intervista in cui racconta le operazioni di salvataggio della Norman Atlantic

E’ tornato a casa, finalmente. Dall’alba di domenica scorsa, 28 dicembre, quando è scoppiato l’inferno a bordo della “Norman Atlantic”, Francesco Romano ha pensato più agli altri che a se stesso. Il 29enne ufficiale di macchina trapanese, figlio del comandante della Polizia Penitenziaria della Casa circondariale di Trapani, era – da due mesi – tra i componenti dell’equipaggio del traghetto italiano. Nelle terribili fasi seguite al divampare dell’incendio è riuscito a mantenere la calma e, insieme al marinaio Francesco Nardulli, ha calato in mare una delle scialuppe di salvataggio, la numero 2 di sinistra, della quale, secondo le procedure previste, era il responsabile, mettendo in salvo almeno 40 persone.

“La gente era terrorizzata – racconta Romano - e si accalcava sul ponte per salire sulla lancia che noi stavamo approntando come prevedono le procedure di emergenza. Ma lì le persone non ci dovevano essere”. Romano è critico nei confronti dell’equipaggio greco del traghetto che avrebbe dovuto gestire l’evacuazione dei passeggeri. “Io ho provato a farle aspettare – prosegue – urlavo calma, calma, ma la ressa era enorme. A quel punto, mentre il ponte bruciava sotto i nostri piedi e la gente aveva le scarpe sciolte dal calore, molti si sono riversati a valanga sulla scialuppa. Sono caduto a terra, travolto, e mi sono passati addosso. Quando mi sono rialzato ho visto che, per salire sulla lancia, la gente scivolava e cadeva in mare, allora ho dato ordine di calare l’imbarcazione”. Poi i due tentativi di trasbordare i passeggeri dalla scialuppa su un primo  mercantile accorso sul posto.

“Mentre salivano lungo la scaletta due persone non ce l’hanno fatta- racconta ancora Francesco Romano – erano un giovane e una donna che sono stati immediatamente inghiottiti dalle onde. Si sono rotte le cime che ci tenevano assicurati alla nave e abbiamo rischiato di essere risucchiati anche noi“.

Infine, dopo ore in balia delle onde, il recupero da parte dell’equipaggio del mercantile “Aby Jeannette”: “sono stati eccezionali, ci hanno tirato su a braccia con le reti”, commenta l’ufficiale di macchina trapanese. Dalla scialuppa sono sbarcati anche donne e bambini, tutti di  nazionalità straniera. Nelle ore successive, mentre i passeggeri ancora sul traghetto alla deriva venivano evacuati con l’ausilio di elicotteri che hanno fatto la spola con la terraferma, Francesco Romano e i compagni sono rimasti a bordo della nave che li aveva salvati in attesa di poter toccare terra. Sono arrivati al porto di Taranto il 31 dicembre.

Intanto, oggi, il relitto della “Norman Atlantic” è giunto, trainato da rimorchiatori, al porto di Brindisi. Sulla nave è stato effettuato un primo sopralluogo da parte dei magistrati della Procura e degli ufficiali della Capitaneria di Porto di Bari ed è stata recuperata la scatola nera che potrà, forse, contribuire a far luce su quanto accaduto.

Oltre al comandante della nave Argilio Giacomazzi e all’armatore Carlo Visentini, la procura di Bari ha formalmente iscritto nel registro degli indagati altre quattro persone, tra cui Francesco Romano. Gli altri sono il primo ufficiale del traghetto, Luigi Iovine, e due responsabili della società noleggiatrice.

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Francesco Romano, figlio del Comandante della Polizia Penitenziaria di Trapani, salva 50 persone dalla tragedia del Norman Atlantic