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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/01/2015  -  stampato il 09/12/2016


Togliere l’’alta sicurezza dal carcere di Padova: ipotesi di lavoro del DAP dopo fatti di corruzione

Stop al reparto di Alta sicurezza della casa di reclusione Due Palazzi di Padova, la struttura penitenziaria riservata ai detenuti condannati in via definitiva che ospita attualmente circa 800 persone? Se ne parla da qualche mese, in particolare da quando, dopo l’inchiesta-scandalo su un reparto del carcere padovano trasformato in un supermarket fuorilegge dove tutto aveva un prezzo, i vertici del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) lo hanno reso noto almeno a livello progettuale. Un centinaio i reclusi nel “braccio” di Alta sicurezza del Due Palazzi, alcuni dei quali hanno goduto dei “favori” degli agenti di Polizia Penitenziaria arrestati o indagati, come Gaetano Bocchetti legato al clan camorristico "Alleanza di Secondigliano": si tratta di uomini legati alle organizzazioni di stampo mafioso della pugliese sacra corona unita e della calabrese ’ndrangheta, nomi non noti al grande pubblico; esclusi i condannati anche all’ergastolo come il serial killer Donato Bilancia o uno dei componenti della banda dell’Uno bianca detenuti a Padova tra i “comuni”.

Ecco che cosa è l’Alta sicurezza, un circuito (nel Triveneto ce ne sono due, rispettivamente con sede in città e a Tolmezzo in Friuli), riservato a condannati per reati di tipo associativo (mafia, traffico di droga a livello internazionale, sequestri di persona, reati di terrorismo) sottoposti ad una sorveglianza più stretta rispetto ai “comuni” in quanto inseriti nella criminalità organizzata. La ragione di fondo della separazione è semplice: evitare che il possibile assoggettamento dei detenuti comuni a soggetti appartenenti a consorterie organizzate di tipo mafioso o terroristico possa provocare fenomeni di reclutamento oppure di strumentalizzazione per turbare la sicurezza degli istituti di pena.

«L’obiettivo del progetto sarebbe quello di trasformare il carcere di Padova in una struttura riservata solo ai cosiddetti detenuti comuni» spiega il direttore del carcere padovano Salvatore Pirruccio, «Al momento non c’è alcun atto ufficiale» ammette il massimo dirigente della struttura penitenziaria che punta a rassicurare alcuni detenuti in Alta sicurezza preoccupati di trasferimenti a breve proprio quando stanno tentando di portare avanti un “percorso di cambiamento”. «Chi ha intrapreso un percorso rieducativo-trattamentale, per esempio andando a scuola, frequentando corsi, lavorando, potrebbe essere escluso da trasferimenti come prevede il progetto di chiusura dell’Alta sicurezza. Un progetto che, ripeto, non è imminente» insiste il direttore Pirruccio, «Se il Dap si deciderà a portarlo avanti, lo vedremo» osserva ancora.

Intanto nella casa di reclusione si attende l’esito dell’ispezione decisa dal Dap ed eseguita a metà dello scorso novembre da parte di una delegazione dell’amministrazione penitenziaria guidata da un dirigente con l'incarico di provveditore e formata da un commissario e due ispettori di Polizia Penitenziaria. L'obiettivo? Tutto di natura amministrativa: verificare eventuali manchevolezze e negligenze nella gestione del carcere dopo la bufera giudiziaria dell’estate scorsa.

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Prime confessioni del Poliziotto penitenziario, principale accusato nella corruzione del carcere di Padova

 

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