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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/08/2010  -  stampato il 04/12/2016


Sms per i boss a Quelli che il calcio

Tra le tecniche utilizzate dai boss per comunicare con i detenuti al 41 bis e per inviare loro messaggi cifrati ci sarebbe anche quella di mandare sms alla trasmissione televisiva «Quelli che il calcio». Lo ha rivelato l'ex procuratore nazionale antimafia aggiunto, Enzo Macrì, nel corso di un'audizione alla Commissione parlamentare antimafia proprio sulla situazione dei detenuti in regime di carcere duro.Il programma Rai condotto da Simona Ventura, come altri, prevede l'invio di messaggini da parte del pubblico, che vengono fatti scorrere sul video. Mentre vanno in onda le immagini e i risultati delle partite, nel sottoschermo passa un «serpentone» fatto di messaggi e dediche inviati dagli spettatori da casa ad un apposito numero. Tutti possono partecipare. Lo stratagemma usato dai mafiosi naturalmente è del tutto anonimo e quindi chi gestisce il programma televisivo, come ha sottolineato lo stesso Macrì, è all'oscuro di quanto succede. E così può capitare che una frase tipo «Tutto ok, Paolo» (citata dallo stesso Macrì) sia in realtà un messaggio in codice indirizzato a un boss in cella. L'ex procuratore nazionale antimafia ha detto che la segnalazione è giunta alla Procura nazionale antimafia da un carcere ed è adesso oggetto di approfondimenti investigativi. «Ciò che ci colpì – dice Macrì – era l'apparente banalità del contenuto degli sms dietro ai quali, in realtà, si celavano precise comunicazioni ai boss impossibilitati, a causa del regime carcerario cui erano sottoposti, ad avere qualsiasi comunicazione con l'esterno. È chiaro, tra l'altro, che l'esatto significato del messaggio lo potevano capire solo i destinatari».
Le rivelazioni di Macrì risalgono allo scorso maggio. Oggetto dell'audizione era la situazione dei detenuti al 41 bis di cui il magistrato, oggi Procuratore generale ad Ancona, era responsabile per la Direzione nazionale antimafia. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha dichiarato che «non si è accertato nessun caso concreto in cui sia avvenuta la ricezione, in carcere, di sms recapitati ai detenuti tramite trasmissioni televisive».
Sul caso è intervenuto il ministro della Giustizia Angelino Alfano. «Le informazioni riferite dalla procura nazionale antimafia alla commissione parlamentare antimafia nel corso dell'audizione dello scorso maggio – ha spiegato il Guardasigilli – altro non sono se non i contenuti di una informativa del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che aveva segnalato il pericolo alla Dna e contestualmente allertato le direzioni degli istituti penitenziari a porre la massima attenzione al fenomeno». Il ministro ha poi concluso assicurando che in seguito all'allarme sms «sono state disattivate, ai detenuti sottoposti al regime di 41 bis, le schede video per l'accesso al servizio televideo e vietata la diffusione di periodici locali che riportavano dettagliate ricostruzioni di vicende criminali con la possibilità di celare messaggi individuali. Anche di tali iniziative sono stati informati la Dna e gli organi giudiziari competenti».

Fonte: ilsole24ore.com