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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/01/2015  -  stampato il 03/12/2016


In Francia carceri specifiche per detenuti "radicalizzati": il Sappe le auspica anche in Italia

Il primo ministro francese, Manuel Valls, ha annunciato oggi davanti all'Assemblea nazionale che "entro la fine dell'anno" nelle prigioni saranno create "ali specifiche", destinate ad accogliere i "detenuti radicalizzati". Questa è la prima idea giusta (e del tutto razionale) per smontare il più pericoloso strumento di reclutamento alla Jihad, la guerra santa islamica. 

Lo ha dimostrato anche la vicenda di uno dei tre terroristi francesi che hanno sconvolto Parigi la scorsa settimana: prima di entrare in prigione, il franco-algerino Cherif Kouachi nutriva forse qualche simpatia per la causa islamica, ma non era certo organico al peggiore settarismo. Al contrario: per stile di vita, interessi e compagnie, era molto integrato nella società francese. 

È proprio in prigione, invece, tra il 2008 e il 2009, che Sherif incontra il classico "cattivo maestro". Viene indottrinato e reclutato nel carcere di Fleury-Mérogis: è lì che avviene l’incontro che gli cambia la vita. Perché la cella accanto alla sua è abitata da Djamel Beghal, teorico della jihad. Lo stesso che successivamente convertirà anche Amedy Coulibaly, il terzo attentatore di Parigi. 

Lo stesso, è più che certo, avviene (e sicuramente sta avvenendo anche in questo momento) in tante carceri italiane. Secondo ilSappe, il Sindacato della Polizia Penitenziaria, su un totale di oltre 53.600 detenuti alla data del 31 dicembre scorso, "ben 17.462 erano stranieri e di questi circa 8 mila provenienti dai Paesi del Maghreb e dell'Africa". Per questo l'idea francese andrebbe adottata più che velocemente anche in Italia.

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Terrorismo islamico: potenziali reclute anche nelle carceri italiane