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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/01/2015  -  stampato il 07/12/2016


Stanno per finire i braccialetti elettronici: detenuti rimarranno nelle carceri

Sono finiti i braccialetti elettronici e i detenuti non possono andare ai domiciliari. Quello che doveva essere uno dei meccanismi per svuotare le carceri continua ad evidenziare i suoi limiti. Nel distretto di Palermo dal 10 dicembre non sono disponibili i dispositivi e la lista di attesa si allunga di giorno in giorno. La Telecom, che ha firmato una convenzione con il ministero della Giustizia, ne ha messi a disposizione 2.000 in tutta Italia, ma in molte aree non bastano.

Stavolta a non potere uscire dal carcere è Giuseppe Tartarone Buscemi, arrestato per detenzione di armi. Il suo avvocato, Enzo Giambruno, ha fatto la consueta richiesta ma la risposta non è stata positiva. "Vi informiamo che la richiesta - scrive la Telecom - potrà essere evasa solo a fronte del recupero per fine misura di un dispositivo in esercizio. Resta inteso che tutte e richieste saranno evase in funzione dell'ordine cronologico di arrivo a codesta centrale operativa".

L'esaurimento dei duemila dispositivi chiesti dal ministero della Giustizia a Telecom Italia, tramite una convenzione, testimonia come i vari tribunali stanno ricorrendo, in maniera sempre più massiccia, a questa misura di custodia cautelare alla luce del decreto svuota-carceri del 2013. Il dispositivo funziona su un'infrastruttura a banda larga realizzata da Telecom attraverso una centrale operativa. Il braccialetto si applica alla caviglia ed è composto da una centralina a forma di radiosveglia, che va installata nell'abitazione in cui deve essere scontata la pena. Un device riceve il segnale dal braccialetto e lancia l'allarme per eventuali tentativi di manomissione o di fuga del detenuto.

L'esaurimento dei duemila dispositivi pone ora al ministero il problema di come poter implementare questo numero per fare fronte ai casi di nuove richieste come quella verificatasi a Palermo. L'esaurimento dei duemila dispositivi chiesti dal ministero della Giustizia a Telecom Italia, tramite una convenzione, testimonia come i vari tribunali stanno ricorrendo, in maniera sempre più massiccia, a questa misura di custodia cautelare alla luce del decreto svuota-carceri del 2013.

Il dispositivo funziona su un'infrastruttura a banda larga realizzata da Telecom attraverso una centrale operativa. Il braccialetto si applica alla caviglia ed è composto da una centralina a forma di radiosveglia, che va installata nell'abitazione in cui deve essere scontata la pena. Un device riceve il segnale dal braccialetto e lancia l'allarme per eventuali tentativi di manomissione o di fuga del detenuto. L'esaurimento dei duemila dispositivi pone ora al ministero il problema di come poter implementare questo numero per fare fronte ai casi di nuove richieste come quella verificatasi a Palermo.

ANSA