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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/01/2015  -  stampato il 07/12/2016


Buzzi dimostra il fallimento rieducativo della pena: il Tribunale del riesame nega scarcerazione

Gli anni d'oro delle cooperative di Buzzi sarebbero coincise con quelli in cui Roma era amministrata dalla giunta Alemanno e "con gli amministratori pubblici che ne erano espressione - scrivono i giudici -  anche grazie al ruolo svolto da Massimo Carminati che con quei personaggi aveva dimestichezza perché provenienti dalla sua stessa area politica". Il fatturato delle onlus gestite Buzzi in poco più di due anni era passato da circa 25 milioni a circa 60 milioni. Sulla circostanza, sempre stando a quanto sottolineato dal Riesame, sarebbe emblematica l'affermazione di Buzzi che, parlando con un altro indagato, dice "se vince il centro sinistra siamo rovinati".

"La capacità di infiltrazione di Salvatore Buzzi - scrivono i giudici nelle 140 pagine di motivazioni alla decisione di respingere la richiesta di revoca della misura cautelare - attraverso la complicità di Carminati, del quale sfrutta la pregressa fama criminale e utilizzando la corruzione dei pubblici funzionari è palese e costituisce una concreta minaccia per le istituzioni”.

"Buzzi - scrive il collegio - dimostra il fallimento della funzione rieducativa della pena: pur essendo stato condannato nei primi anni ’80 per omicidio volontario e pur avendo beneficiato di misure alternative e della grazia è tornato a delinquere manifestando la propria insensibilità al precedente intervento dell’autorità giudiziaria”.

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