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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/02/2015  -  stampato il 08/12/2016


Detenuto aggredisce magistrato durante udienza: a processo ci vanno gli Agenti Penitenziari

Tre agenti penitenziari affronteranno l’udienza preliminare per l’aggressione al pm antimafia Giovanni Musarò.

M. F., L. D.F. e F. C. devono rispondere di falso e omessa consegna, per i fatti del 7 novembre 2012. Al carcere Mammagialla deve svolgersi l’interrogatorio del boss della ‘ndrangheta Domenico Gallico. Il pm Musarò è viene a Viterbo appositamente.

Per anni ha indagato sulla cosca Gallico, decimata con arresti e sequestri dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

Gallico e Musarò non si erano mai visti. Il boss gli stringe la mano e subito dopo lo colpisce con un pugno che gli spacca il setto nasale, per poi continuare a picchiarlo anche mentre il magistrato è a terra.

Al processo, il pm della Dda reggina dirà che si aspettava un’aggressione. Proprio per questo, qualche giorno prima dell’interrogatorio, aveva chiesto un potenziamento della sorveglianza. Due comunicazioni per avere due poliziotti penitenziari che non ha ottenuto e che, forse, avrebbero potuto sventare l’aggressione.

I tre agenti rispondono di questo: di aver lasciato da solo il magistrato. Ma sono accusati anche di aver ‘ritoccato’ il verbale post-aggressione per evitare contestazioni. Assistiti dall’avvocato Remigio Sicilia, compariranno davanti al gup stamattina.

Di Filippo e Ferrara erano parte civile nel processo a Gallico per il cazzotto al magistrato: avevano riportato lievi lesioni. Il giudice Rita Cialoni scagionò il capocosca di Palmi (Reggio Calabria) dalle accuse di violenza a pubblico ufficiale, resistenza e lesioni agli agenti della penitenziaria, condannando Gallico a due anni e mezzo per l’aggressione premeditata al magistrato.

Al processo, il boss ha negato l’astio nei confronti di Musarò. “Non ce l’ho col magistrato, ma con quello che mi è stato fatto durante indagini e processi”, disse in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo. Gallico smentiva anche l’aggressione premeditata, parlando di gesto istintivo: “Gli ho visto sul viso un’espressione che non mi è piaciuta e l’ho colpito”.

La sua difesa sta lavorando all’appello.

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