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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/02/2015  -  stampato il 03/12/2016


Anche i detenuti devono pagare le tasse: lo stato detentivo non giustifica gli inadempienti del fisco

Il personale impedimento derivante dallo stato di detenzione del contribuente non configura un caso di "forza maggiore" e non esclude, quindi, la punibilità per il mancato rispetto di obblighi dichiarativi e comunicativi. Questo il principio stabilito nella sentenza 708/01/2014 della Ctp Caltanissetta (presidente e relatore Lupo).

Davanti alla Ctp è stato impugnato un atto di contestazione di sanzioni: al contribuente (ditta individuale) veniva imputata l'omessa presentazione delle dichiarazioni Irpef e Iva (senza imposta dovuta); l'omessa tenuta delle scritture contabili, dei registri e dei documenti previsti dalle norme fiscali; la tardiva dichiarazione di cessazione attività ai fini Iva.

Nel ricorso il contribuente - dimostrando il proprio stato di detenzione nell'anno in questione (e in quelli precedenti) - ha invocato la causa di non punibilità prevista dall'articolo 6, comma 5, del Dlgs 472/1997, in base al quale "non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore".

Nelle controdeduzioni, l'agenzia delle Entrate si oppone alla tesi del ricorrente, sostenendo che la fattispecie oggetto del contendere non rientri nell'ambito della "forza maggiore". Secondo l'ufficio per forza maggiore si deve intendere una forza naturale (esterna al soggetto) che lo induce a uno specifico atto. Si configura in presenza di un evento che si sottrae alla volontà umana. I giudici nisseni hanno respinto il ricorso, facendo proprie le considerazioni dell'ufficio, negando per il caso di specie l'applicabilità della causa di non punibilità invocata dal contribuente. Secondo la Ctp, si può parlare di forza maggiore (e quindi di non punibilità) solamente in presenza di un evento, causato dalla natura o dall'uomo, che non può essere impedito, anche se fosse possibile prevederlo. Lo stato di detenzione non può rientrare nella nozione "atteso che gli atti e i comportamenti censurati non devono e non dovevano di necessità avvenire personalmente, ma potevano essere realizzati con le modalità e per il tramite di soggetti terzi quali professionisti abilitati, parenti, conoscenti, etc.".

Per i giudici di primo grado, quindi, il contribuente era sicuramente impossibilitato a esercitare l'attività imprenditoriale, ma avrebbe potuto adempiere ai propri obblighi dichiarativi e comunicativi, quanto meno avvalendosi di un delegato. Dalla materiale possibilità di rispettare gli adempimenti, dunque, discende la punibilità di chi non li ha rispettati.

Il Sole 24 Ore