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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/02/2015  -  stampato il 06/12/2016


Relazione della DIA: boss pugliesi continuano a dettare regole dalle carceri

«I vecchi capi continuano a dettare le regole dagli istituti penitenziari nei quali sono rinchiusi (molti con 'fine pena maì)» ma si registrano «pulsioni autonomistiche di neo-aggregazioni criminali». È il quadro che emerge in Puglia dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia, con riferimento al primo semestre del 2014. Le mafie pugliesi, rileva la relazione, presentano «profili di instabilità e mutevolezza» ma le attività illecite prevalenti restano il traffico di droga, l'usura e le estorsioni. «Fattore comune per l'intera regione, complice anche la crisi economica, - si legge nella relazione - è l'aumento delle rapine a mano armata e dei furti in danno di sportelli bancomat, centri scommesse ed in appartamento». Inoltre «la vicinanza geografica con i Balcani favorisce l'interazione dei gruppi locali con realtà criminali di origine straniera e gli importanti scali marittimi della regione ne fanno un crocevia di traffici illeciti».

La Dia sottolinea poi che «destano forte allarme sociale gli atti intimidatori perpetrati nei confronti di alcuni rappresentanti degli enti pubblici territoriali, che inducono a non sottovalutare il potenziale criminale delle locali organizzazioni, in grado anche di condizionare le pubblica amministrazione, come registrato per il comune di Cellino San Marco(Brindisi), sciolto ad aprile per infiltrazione mafiosa».

Passando poi all'analisi dei fenomeni criminali nei diversi territori della regione, la relazione evidenzia nel capoluogo «focolai di tensione interclanici tesi alla ridefinizione degli equilibri criminali e delle posizioni di vertice» con «conflitti violenti principalmente nei quartieri San Girolamo e San Paolo», mentre in provincia di Bari «persiste il fenomeno della cosiddetta criminalità rurale, riferibile a reati consumati nell'ambito del settore agricolo».

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