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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/02/2015  -  stampato il 09/12/2016


Ex Capo DAP Capriotti non risponde ai magistrati nel processo alla trattativa Stato-mafia

L’ex dirigente del Dap Adalberto Capriotti si è avvalso della facoltà di non rispondere. Davanti alla corte d’assise di Palermo, che sta celebrando il processo sulla Trattativa Stato mafia, Capriotti ha scelto il silenzio dato che è ancora indagato per false informazioni al pm. Per il reato di false informazioni il codice prevede infatti che la posizione dell’indagato resti sospesa fino a quando il procedimento principale non arrivi alla sentenza del primo grado di giudizio. Nel caso di Capriotti(indagato insieme all’ex eurodeputato Giuseppe Gargani e all’ex guardasigilli Giovanni Conso) i pm Vittorio Teresi, Roberto Tartaglia, Nino Di Matteo e Francesco Del Bene dovranno aspettare la sentenza di primo grado del processo sulla Trattativa, prima di procedere al richiesta di rinvio a giudizio.

La corte d’assise di Palermo si è spostata nella Capitale per ascoltare le deposizioni di Nicolò Amato, Adalberto Capriotti, Giovanni Conso, Carlo Azeglio Ciampi e Arnaldo Forlani. DopoAmato, che ieri ha raccontato di essere stato “silurato” da direttore del Dap, direttamente dall’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, oggi sarebbe toccato a Capriotti chiarire i particolari di quella successione.

Per l’accusa Amato fu sostituito perché ritenuto troppo “duro” nella gestione dei detenuti mafiosi e nell’applicazione del 41 bis: poco prima del suo “licenziamento” una lettera firmata da sedicenti familiari dei carcerati e spedita a Scalfaro lo definiva “dittatore” “Non venni mai informato di quella lettera”. Dal giugno del 1993, la poltrona di direttore del Dap venne quindi occupata da Capriotti,chiamato oggi a testimoniare davanti alla corte presieduta dal giudice Alfredo Montalto. “Mi venne in mente che per il ruolo di direttore del Dap era perfetto un mio caro conoscente: Adalberto Capriotti, procuratore a Trento, che era un uomo mite, molto religioso, un uomo di chiesa. Consosi alzò: andò nella stanza attigua, consultò dei libroni e disse: si, potrebbe essere! E mi diede incarico di prendere contatti’’ ha raccontato monsignor Paolo Fabbri, ex vice-capo dei cappellani delle carceri nel 1993, deponendo al processo per il mancato arresto di Bernardo Provenzano.

La trasferta romana del processo sul patto Stato mafia si concluderà domani con la deposizione dell’ex segretario della Dc Arnaldo Forlani. In origine erano previste anche le audizioni di Conso e diCarlo Azeglio Ciampi, che però hanno spedito un certificato medico per spiegare che non potranno comparire davanti alla corte per motivi di salute.

Il commento di Giovanna Maggiani Chelli.“Non avevamo dubbi che l’ex uomo del Dap, Capriotti,si sarebbe avvalso della facolta’ di non rispondere. Insomma, sembriamo alla Waterloo della verita’ sulle stragi del 1993″, scrive in una nota la presidente dell’Associazione fra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli, commentando quanto avvenuto oggi al processo sulla trattativa Stato-mafia. Anche “il professor Conso e l’ex Presidente Ciampi – continua Maggiani Chelli – che sono ormai ammalati e molto anziani, non verranno in aula al processo trattativa a dire ciò che sanno. Sono pronti i certificati dei medici di famiglia. Dovevano parlare prima magari al Tribunale di Firenze, ma non lo hanno fatto o lo hanno fatto male”. Secondo Maggiani Chelli, all’ attuale Governo “malgrado gli strombazzamenti di liberatoria sui documenti delle stragi, la verita’ tutta sul massacro di via dei Georgofili non gli puo’ interessare di meno”. “Non possiamo che constatare – conclude la nota – che mentre quando si tratta della morte dei Giudici Falcone e Borsellino le istituzioni qualcosa si lasciano scappare, tacciono quando arriva il momento di dover testimoniare sul tritolo che ha massacrato bambini e ragazzi”.

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