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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/02/2015  -  stampato il 10/12/2016


SUV di Alfonso Sabella parcheggiato sul marciapiede: l’’assessore alla legalità di Roma "pizzicato" da Repubblica

"EBBENE, sì, l'auto in divieto di sosta al Campidoglio era mia". Firmato, Alfonso Sabella, assessore alla Legalità. Dopo i guai per le multe comminate alla Panda del sindaco Ignazio Marino, tocca ora al suo titolare alla Legalità, magistrato antimafia strappato dal Tribunale di Roma per riportare trasparenza amministrativa dopo l'inchiesta Mafia Capitale, scivolare su un abuso stradale. E dare un pessimo esempio di legalità. Se si aggiungono anche i casi della vice comandante della Polizia municipale sorpresa con la sua vettura parcheggiata su una fermata di autobus, e dell'ex assessore al Bilancio Daniela Morgante, immortalata nell'estate 2013 mentre parcheggiava sotto casa con un'auto di servizio, dopo la delibera del vicesindaco Nieri che ne vietava l'uso esclusivo agli assessori, si può dire che una maledizione multe incomba sulla giunta Marino.

Suv dell’Assessore alla legalità del Comune di Roma, Alfonso Sabella, parcheggiato sul marciapiede
Foto: Repubblica.it

Circa quell'occasione però la Morgante, impegnata allora con i conti di Roma, precisa che "sosteneva, per impegni di lavoro, ritmi molto serrati, e orari che costantemente si prolungavano fino a tarda sera, spesso oltre le 23". Lo studio delle carte in vista della stesura del bilancio comunale le "richiedeva tempo e continui confronti, sia presso uffici di diverse zone della città, che telefonici". "E' dunque soltanto per ottemperare a quelle esigenze" che l'assessore usava "l'auto di servizio talvolta dal Campidoglio verso casa, e da casa verso il Campidoglio. Sempre per ragioni legate a incarichi di servizio e mai in forma esclusiva".  

Il coming out di Sabella, gli va riconosciuto, arriva tempestivamente in redazione, dopo la pubblicazione sulla prima pagina della cronaca romana di "Repubblica" del suo Bmw Suv parcheggiato malamente, al punto da ostruire il passaggio pedonale in via di Villa Caffarelli, una delle piazze più suggestive di Roma. Sul cruscotto, era esposto un permesso rilasciato dal Segretariato del Comune di Roma, con scritto tutto in maiuscolo "Assessore".
"Avete pubblicato oggi  -  scrive Sabella a "Repubblica"  -  la foto di un'auto parcheggiata con due ruote sul marciapiede sulla stradina che costeggia il Campidoglio". "Quell'auto è mia", ammette il neo assessore. Ed ecco anche la motivazione di quella infelice manovra.
"Ieri mattina  -  scrive  -  giunto al lavoro e con l'agenda piena di impegni, non ho trovato un parcheggio regolare e l'ho lasciata lì, ripromettendomi di tornare subito a spostarla, senza purtroppo successivamente riuscirci". Nessun parcheggio regolare era a disposizione di un componente della Giunta Capitolina? Possibile che non ci fosse un'area parking riservata? "Mi dispiace  -  conclude Sabella  -  e me ne scuso coi cittadini oltre che con il sindaco e con i miei colleghi".

Non è dato sapere se la Polizia Municipale, pur con la denuncia pubblica di"Repubblica", abbia proceduto ad elevare una contravvenzione, o se il parcheggio in divieto di sosta sia passato, come si dice, in cavalleria. Quel che è certo è che nessuno si sarebbe mai aspettato, proprio dall'assessore alla Legalità, un simile esempio di "illegalità", seppur di lieve entità. Alfonso Sabella, del resto, vanta un pedigree professionale di tutto rispetto, e a uno come lui che per tutta la vita ha fatto rispettare agli altri il codice penale, mal s'addice l'accusa di non aver rispettato il codice della strada. Sabella, ai tempi del procuratore Gian Carlo Caselli, è stato uno dei magistrati di punta nella lotta a cosa nostra a Palermo. Alle sue indagini all'indomani dello stragismo mafioso si devono, tra l'altro, le catture dei boss corleonesi Bagarella e Brusca. Davanti a lui Brusca ha rilasciato le prime dichiarazioni sulla trattativa stato mafia. Nel 2008 pubblicò il suo primo libro, "Cacciatore di mafiosi". Sabella ha seguito poi Caselli al Dap. Durante il G8 di Genova del luglio 2001, fu a ca-po del servizio ispettivo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, responsabile delle carceri provvisorie di Bolzaneto e San Giuliano. Poi, a causa di contrasti con Giovanni Tinebra, Sabella fu rimosso dal suo incarico dal ministro della Giustizia Roberto Castelli. In seguito è stato in servizio alla procura di Firenze e, prima di essere chiamato da Marino, era giudice al tribunale di Roma.

Insomma,
 il suo curriculum era perfetto, per il sindaco, per assegnargli il nuovo assessorato che ha voluto inventarsi, diciamo così, dopo lo scandalo Mafia Capitale. Marino, con l'assessorato alla Legalità e trasparenza, ha voluto "cambiare" e "fare pulizia". E chi meglio di un giudice antimafia per combattere le infiltrazioni di tipo mafioso all'interno della macchina burocratica? Peccato, però, che proprio una macchina, il suo Bmw Suv, lo abbia tradito.

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