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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/02/2015  -  stampato il 06/12/2016


Processo trattativa, Mons. Fabbri: ho chiesto ad un mio amico dei servizi segreti se dovevo venire a deporre

“Quando sono stato chiamato per deporre al processo trattativa ho contattato telefonicamente un amico dei servizi segreti per chiedergli se era il caso di andare o no a Palermo, visto che avevo già deposto sullo stesso argomento in un altro processo, sempre a Palermo, e lui mi ha detto: ‘fammi vedere come stanno le cose, mi interesso io’. E mi ha detto di non andare perché forse il processo sarebbe saltato”. E’ il racconto di monsignorFabio Fabbri, ex vice ispettore dei cappellani delle carceri italiane, che ha deposto stamane nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia.

Ad apertura di udienza il procuratore aggiunto Vittorio Teresi aveva denunciato una “interferenza nel dibattimento” facendo proprio riferimento all’incontro tra uno 007 e monsignor Fabbri. E, durante la sua deposizione, il religioso racconta quanto accaduto dopo la sua convocazione al processo. “L’altra volta che sono venuto a Palermo ho speso 600 euro per arrivare qua e non sono stato rimborsato – racconta – Quindi questa volta volevo capire se potevo evitare di venire. E mi sono rivolto al mio amico dei servizi”. Alla domanda del pm Francesco Del Bene se conosco il nome dell’uomo dei servizi, il religioso risponde: “Quello vero non lo conosco, ma quello di copertura è ‘Gino’ e io lo conosco con questo nome”. IlPresidente della Corte d’assise Alfredo Montalto gli ha quindi chiesto: “Monsignore, ma lei non ha ritenuto di rivolgersi alla Corte invece di rivolgersi ai servizi segreti?”.

E Fabbri: “No”. Poi prosegue con il racconto sull’incontro con l’uomo dei Servizi segreti: .”Il signor Gino mi ha consigliato di fare una memoria e di mandare un fax al dottor Di Matteo e poi, quando ha saputo della mia deposizione alla Commissione antimafia che avevo fatto alla Camera mi ha consigliato di inviare quella. Solo dopo ho valutato che era un gesto senza consistenza. Lui comunque mi ha detto: ‘Stai tranquillo, forse il processo verrà rinviato e se ne riparlerà dopo’. Mentre quando l’ho risentito ieri mi ha detto: “Devi andare”. E io sono venuto”. Il pm Del Bene ha quindi chiesto di potere vedere il telefono cellulare di monsignor Fabbri con il numero dello 007 e il religioso ha risposto: “Ma non ce l’ho. Ce l’ha mio nipote che è con me.

Fabbri ha confermato infine il suo racconto sulla sostituzione al vertice del Dap tra Nicolò Amato e Adalberto Capriotti, ripetendo che fu l’ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro nel giugno del ’93 a convocare lui e monsignor Curioni, dicendo: ‘’L’ora di Amato è finita’’, e pregandoli di indicare al Guardasigilli Giovanni Conso il nuovo capo dell’amministrazione penitenziaria. Tra i nomi vagliati ci sarebbe stato anche quello di Giuseppe Falcone, ex presidente del tribunale per i minori, che però fu giudicato ‘’troppo duro’’. Alla fine la scelta cadde su Capriotti che poi fu coadiuvato da Francesco Di Maggio. Per la procura, una manovra che aveva l’obiettivo di mettere alla guida del Dipartimento un uomo che, a differenza di Amato, avrebbe garantito il suo sostengo al dialogo sul 41 bis avviato tra lo Stato e la mafia.

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