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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/02/2015  -  stampato il 03/12/2016


I compagni di cella di Bossetti scoprono le "cimici" utilizzate per le intercettazioni in carcere: strane lucine lampeggianti

Il carpentiere: Yara mai salita sul mio furgone. Nuova istanza di scarcerazione depositata dall'avvocato. Massimo Bossetti in carcere gioca a carte, guarda la tv, incontra la moglie Marita tutte le settimane, una volta al giovedì e una al sabato, e ogni ultimo sabato del mese vede i tre figli. Mamma Ester e la sorella Laura Letizia vanno da lui in altri giorni.

I familiari hanno sei colloqui a settimana. Nella sezione protetta dove si trova dal giorno del suo compleanno, il 28 ottobre, dopo quattro mesi in isolamento, il carpentiere accusato di aver ucciso Yara parla poco o nulla del suo caso giudiziario. Meno ancora dopo che alcuni detenuti si sono accorti di quelle lucine strane. Cimici. Tutti zitti tranne che per un diffuso onomatopeico "shhhh". Tolte. Non scandalizza che ci fossero, perché le intercettazioni ambientali sono uno strumento di indagine molto utilizzato anche nel mondo parallelo dietro le sbarre. Come per l'omicidio di Mario Gaspani, ucciso il 26 marzo del 2011 nella sua casa di Boltiere. Prima vennero arrestati i fratelli Salvatore e Bruno Antonio Luci, ritenuti gli esecutori materiali. Furono loro, intercettati in carcere, a fare il nome di Stefania Colombo, la moglie della vittima ritenuta la mandante, e all'allora amante di lei Salvatore Massaro Cenere.

Corriere della Sera