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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/02/2015  -  stampato il 04/12/2016


Droga e perstaggi nel carcere di Udine? Risponde Altomare, le vere vittime del sistema siamo noi Poliziotti penitenziari

Affondo del sindacato dopo le accuse sulle condizioni di vita nel carcere di Udine Altomare, segretario del Sappe: "In via Spalato droga e violenze? Sono bugie".

"Le vere vittime del sistema siamo noi, non chi parla di violenze nei carceri soltanto per cercare una sponda favorevole nell'opinione pubblica". Gli agenti di Polizia Penitenziaria vanno all'attacco dopo lo sfogo, andato in onda su Radio Radicale, di Nico, ex detenuto 54enne della casa circondariale di Udine, sulle condizioni in cui versano i detenuti in città. Giovanni Altomare, segretario regionale del sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe), risponde punto su punto alle parole dell'italiano che si è rivolto a Strasburgo chiedendo il risarcimento dei danni, materiali e morali, causati dalla sua detenzione.

I dati diffusi dal ministero della Giustizia, e aggiornati al 31 gennaio, dicono che, in via Spalato, risultano essere detenute 173 persone, a fronte di una capienza regolamentare pari a 100 unità, e che la Polizia Penitenziaria è composta da 120-125 agenti. Un numero, secondo Altomare, non sufficiente. "Abbiamo bisogno di più uomini - conferma - per garantire un livello di sicurezza adeguato della struttura.

Da quando esiste il regime di carcere aperto e il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha inaugurato il cosiddetto sistema di sorveglianza dinamica, il ministero sostiene che i numeri siano adeguati alle necessità, ma non è così". Perchè, per il segretario del Sappe, una cosa "è sorvegliare le persone da presidi fissi come accadeva in passato" e un'altra è "effettuare una specie di ronda continua negli istituti di detenzione".

Specialmente, continua Altomare, se "la tanto decantata implementazione dei sistemi di videosorveglianza è carta straccia per mancanza di fondi". Un problema non da poco per gli agenti soprattutto perchè, secondo la loro tesi, è la stessa legislazione italiana a penalizzarli. "Ci avevano promesso un cambio della normativa - ha spiegato Altomare - relativa alle nostre responsabilità in caso di suicidio, ma non si è mosso nulla. Ditemi voi, però, se è possibile controllare, 24 ore al giorno, centinaia di persone senza avere personale a sufficienza e nemmeno un numero adeguato di telecamere".

Quanto alle presunte violenze comminate ai danni dei detenuti, e denunciate su Radio Radicale da Nico, Altomare è netto: sono tutte bugie. "Nessuno di noi si azzarderebbe mai ad alzare le mani su un detenuto "irrequieto" - ha sostenuto - e chi "spara" certe panzane lo fa semplicemente nel tentativo di instillare dubbi nell'opinione pubblica. Le risse ci sono, non lo nego, ma avvengono quasi sempre tra detenuti, noi interveniamo soltanto per separare i gruppetti di violenti".

La negazione, infine, è (quasi) totale anche sulla presenza di sostanze stupefacenti. "A Udine non ho mai sentito - ha continuato Altomare - nulla di simile. E se è vero che, in linea generale, qualche piccola dose di droghe leggere può sfuggire ai controlli, è altrettanto vero che è la legge a impedirci, troppo spesso, di compiere appieno il nostro dovere.

Lo sapete che noi non possiamo nemmeno perquisire un familiare di un detenuto, se non sussistono fondati sospetti che stia facendo qualcosa di illegale, ma possiamo soltanto controllarli mentre si parlano? La verità è che qui le vittime siamo noi che sempre più spesso dobbiamo sostituirci a figure quali psicologi o educatori che, all'interno delle carceri, sono sempre di meno".

Messaggero Veneto