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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/02/2015  -  stampato il 08/12/2016


Rissa tra detenuti nel carcere di Marassi: nessun Agente della Polizia Penitenziaria ferito

"Forse il pretesto del furioso pestaggio tra detenuti stranieri avvenuto poche ore fa in una cella del carcere di Genova Marassi è tra i più futili, ossia l'incapacità di convivere – seppur tra le sbarre – con persone diverse. O forse le ragioni sono da ricercare in screzi di vita penitenziaria o in sgarbi avvenuti fuori dal carcere. Fatto sta che poche ore fa, nel carcere genovese di Marassi, tre detenuti stranieri se le sono date di santa ragione. E se non fosse stato per il tempestivo interno dei poliziotti penitenziari le conseguenze della rissa potevano essere peggiori": la denuncia arriva dal Sindacato più rappresentativo e con il maggior numero di poliziotti penitenziari iscritti, il SAPPE.

Emergenza - "La rissa tra detenuti a Udine - spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE - è sintomatico di una emergenza penitenziaria che permane, nonostante tutto, sedata in tempo dai bravi poliziotti penitenziari in servizio che mi auguro vengano premiati per l'ottimo intervento operativo. Non so come si possa parlare di emergenza superata, visto che a Marassi si sono contati, nei dodici mesi del 2014, 106 episodi di autolesionismo, 9 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria e 17 colluttazioni".

Numeri - "La situazione nelle carceri resta sempre allarmante, nonostante in un anno il numero dei detenuti sia calato, a Marassi, di oltre cento unità: dai 773 del 31 gennaio 2014 si è infatti passati agli attuali 684, mentre a livello nazionale sono oggi detenute 53.889 persone rispetto alle 61.449 dello scorso anno (circa 7.500 in meno)".

Intervento - "Per fortuna nostra e delle Istituzioni a Marassi lavorano poliziotti penitenziari molto determinati, che credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d'identità e d'orgoglio. Agenti, Sovrintendenti, Ispettori, Funzionari che lavorano ogni giorno, nel silenzio e tra mille difficoltà ma con professionalità, umanità, competenza e passione nel dramma delle sezioni detentive genovesi e italiane. A loro va il plauso mio personale e del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE", conclude Capece.

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