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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/03/2015  -  stampato il 08/12/2016


Pericolo amianto nelle carceri:una trentina di istituti penitenziari ancora da bonificare

L'amianto è presente nel 14% dei penitenziari italiani. Lo rivela una mappatura in possesso dell'Adnkronos. Dietro le sbarre con un killer silenzioso e il rischio, per i detenuti, di una doppia condanna. Sono 28 le carceri italiane dove è ancora presente l'asbesto, il minerale cancerogeno usato comunemente nelle costruzioni fino al 1992 quando una legge, la 257, lo ha bandito dal nostro Paese.

Grondaie, tettoie, pannelli, cassoni, parti di impianti di depurazione, canne fumarie, manufatti all'interno dei vecchi penitenziari continuano a minacciare la salute di chi in galera sconta una pena e di chi ci lavora.

Da Alessandria a Trapani sono tante le carceri ancora imbottite di amianto. Ventotto secondo il ministero della Giustizia, di più stando alle segnalazioni che arrivano dai sindacati di Polizia Penitenziaria e che aggiungono altri istituti a quelli già presenti nell'elenco fornito dal ministero. Come nel caso di Orvieto, dove "all'interno di un magazzino c'è un deposito di eternit rimosso molto tempo fa e in eternit sono due canne fumarie funzionanti", dice Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del sindacato di Polizia Penitenziaria Sappe.

Sappe: basta scuse, mettere a norma istituti contro rischio amianto

"Gli istituti penitenziari vanno messi a norma. Basta con le scuse delle amministrazioni che tergiversano con il pretesto della mancanza di fondi". Così Donato Capece, segretario generale del Sappe, commenta la presenza di amianto nei penitenziari italiani, rivelata da una mappatura diffusa dall'Adnkronos. Che l'amianto sia presente nel 14% delle carceri italiane "è una questione già fatta emergere dalla polizia penitenziaria tempo addietro", sottolinea Capece evidenziando come sia arrivato il momento di agire prendendo i fondi messi a disposizione dalla legge svuota-carceri.

Risorse, ricorda Capece, pari a "465 milioni destinati alla costruzione di nuovi padiglioni e la ristrutturazione di padiglioni preesistenti. L'amministrazione - incalza il segretario generale del Sappe - si deve fare carico del problema e mettere mano a una riforma che preveda una ristrutturazione seria possibilmente chiudendo quelle carceri che non sono a norma. Adesso che si registra un calo di detenuti, è il momento di avviare i lavori".

La mappatura che l'Adnkronos è riuscita ad ottenere è stata anche oggetto di un'interrogazione parlamentare presentata dal deputato del Movimento 5 Stelle Alessio Villarosa l'11 febbraio scorso.

Il ministero chiarisce che nei casi segnalati "le direzioni hanno da tempo avviato le procedure per lo smaltimento" e dunque "tali situazioni sono sotto controllo, riguardano manufatti esterni alle strutture detentive e comunque in corso di rimozione".

Nello stesso prospetto fornito dal ministero si legge, per esempio, della presenza di "pannelli in eternit presso l'impianto di depurazione e nella canna fumaria della centrale termica" del carcere di Catania Bicocca, un complesso penitenziario dove ha sede anche l'istituto per i minori. E ancora a Catania, nel carcere di piazza Lanza, di una "tettoia nel cortile di passeggio per un totale di 110 metri quadri".

Per quanto riguarda poi la bonifica, nella tabella in almeno sei casi si legge, nero su bianco, che "si provvederà nel corrente esercizio finanziario, compatibilmente con le risorse disponibili".

Adnkronos