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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/03/2015  -  stampato il 10/12/2016


Deceduto dopo un mese di coma il ragazzo che si era sparato con la pistola del padre, Ispettore di Polizia Penitenziaria

“Ti penserò cosi. Ti dico ciao. Ma so che è un addio. C’è molto di te. Che sento ancor mio. Se c’è un paradiso. Adesso sei lì”. Sulle note di ‘Ti dico ciao’ di Laura Pausini, un testo che bene si attagliava al momento, una folla composta, fatta soprattutto di ragazzi, di giovanissimi, ha salutato, accompagnandolo nella sua ultima passeggiata per San Marcellino, il quattordicenne Antonio Lanzone, morto nella serata di venerdì, dopo un mese trascorso in un letto del reparto di rianimazione dell’ospedale Santobono di Napoli. Dolore palpabile quello dei giovani, dei genitori, delle due sorelle, di una moltitudine di giovani e dello stesso parroco che ben conosceva Antonio che svolgeva anche attività di volontariato nella locale parrocchia.

Tanta, tantissima, insomma, la partecipazione soprattutto di giovani con un colore a farla da padrone il bianco. Bianca la bara, bianco il carro funebre, bianchi i palloni che sono stati fatti volare in cielo, bianchi i tanti fiori che hanno accompagnato il piccolo Antonio nel suo ultimo viaggio.

“Sono cose non dovrebbero mai accadere. Una giovane vita che se ne va – ha dichiarato il primo cittadino di San Marcellino Pasquale Carbone nel commentare quanto avvenuto nella piccola comunità alle porte di Aversa – crea dolore in tutti. Siamo vicino alla famiglia della quale immaginiamo il dolore”.

Per quanto riguarda le indagini relative alla morte del giovane studente del liceo pedagogico Niccolò Jommelli di Aversa, gli agenti del commissariato di Aversa che, coordinati dal dirigente Paolo Iodice, hanno indagato nelle scorse settimane sull’assurdo episodio verificatosi in quell’abitazione di San Marcellino, hanno escluso che il padre possa essere inquisito per omessa custodia dell’arma di ordinanza utilizzata dal ragazzo per mettere a segno l’insano gesto.

Come si ricorderà, infatti, nel tardo pomeriggio di quella domenica 25 gennaio, Antonio si esplose un colpo di pistola alla testa utilizzando l’arma di servizio del padre, un ispettore di Polizia Penitenziaria. Il ragazzino, trasportato in un primo momento al Moscati di Aversa, fu, poi, trasferito, nel corso della notte successiva, presso il nosocomio napoletano a causa delle gravissime condizioni di salute.

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