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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/03/2015  -  stampato il 04/12/2016


False perizie per far uscire detenuti dal carcere. condannati un avvocato e due medici

Pezzi di carta per dimostrare malattie che non c'erano e far uscire le persone dal carcere. Perizie giurate in cui di vero c'era poco o nulla e che erano comunque utili a dichiarare la incompatibilità con la detenzione. È finito con 4 condanne e tre assoluzioni il processo su un giro di corruzione a Roma che ruotava attorno ad un noto legale della Capitale e ad alcuni medici. In pratica alcuni clienti particolari si vedevano aprire le porte del carcere e ottenevano in modo facile il ricovero in strutture ospedaliere.

In particolare i giudici della VII sezione penale del tribunale di piazzale Clodio hanno condannato a 3 anni e quattro mesi l'avvocato Marco Cavaliere. Sentenza di colpevolezza anche per i medici Arcangelo Italiano e Valerio Di Tullio. Il primo ha avuto 3 anni e l'altro 1 anno e 6 mesi. Tre anni ha preso anche il presunto trafficante di droga Mario Di Gregorio. La vicenda, nel febbraio 2013, fu oggetto di una ordinanza di custodia cautelare.

Le accuse contestate a vario titolo erano quelle di corruzione e falsa perizia. L'aggravante del metodo mafioso, ipotizzata in una prima fase, è caduta da tempo con i diversi giudici che hanno deciso sulle misure cautelari. La VII sezione penale ha assolto il cardiologo e perito del tribunale, Alfonso Sestito; il trafficante Carmine Bongiorno e l'albanese Voli Edmund Gvock.

Agli imputati condannati il tribunale ha inflitto la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Inoltre per Italiano, medico del centro igiene mentale di una Asl di Roma, ha disposto la cessazione del rapporto lavorativo con la struttura sanitaria. Le contestazioni operate dai pubblici ministeri partono dall'ottobre del 2012. Secondo l'accusa l'avvocato Cavaliere, attraverso la collaborazione dei periti in forze al tribunale di Roma, era riuscito a far apparire come incompatibili con il regime carcerario le condizioni di alcuni detenuti.

Secondo l'accusa a usufruire del "beneficio" erano stati Mario De Gregorio, implicato in indagini su un traffico di droga, e il l'abanese Voli, che stava in carcere perché condannato a 23 anni di reclusione per omicidio. L'avvocato Cesare Placanica, difensore di Cavaliere, ha spiegato: "Siamo veramente stupiti della decisione, perché l'istruttoria aveva a nostro parere dimostrato la piena estraneità alle accuse. Tengo poi a precisare che per la vicenda di Bongiorno il mio assistito è stato assolto. Attendiamo ora le motivazioni della sentenza". Secondo le indagini della Procura e della polizia la scelta dei pregiudicati che potevano usufruire della rete di rapporti e si basava esclusivamente sulle possibilità di poter "pagare tutti gli anelli della catena corruttiva". Ai medici poi era demandato il compito di effettuare false perizie che consentissero al detenuto di ottenere i benefici di legge. A far scattare le indagini sono state le dichiarazioni di un pentito. Il calendario delle visite era deciso dallo stesso paziente e gli incontri duravano al massimo due minuti nei quali il professionista doveva esaminare il paziente, redigere un certificato e riscuotere i soldi.

Askanews