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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/03/2015  -  stampato il 05/12/2016


Il criminale di guerra serbo usava il telefonino di un Poliziotto penitenziario del carcere di Padova

Il detenuto poteva contare su una scheda sim che in precedenza aveva usato l'agente penitenziario. L'altro secondino portava anche droga nelle celle, solo a chi poteva pagare. L'interrogatorio è lunedì. Tra i detenuti che avevano ricevuto servizi particolari dall'agente di Polizia Penitenziaria Francesco Corso, 38 anni, c'è un criminale di guerra serbo che fino a poche settimane fa stava scontando una pena molto lunga in una cella del Due Palazzi. Un detenuto che, all'epoca della sua condanna la Serbia non aveva aderito al trattato europeo sulla detenzione, aveva scelto di scontare la pena in Italia. Ora è stato trasferito, anche per i fatti in questione, al carcere di Vigevano. Da una scheda sim che era in uso a Francesco Corso sono partite delle chiamate in Serbia. In sostanza l'accusa del pm Sergio Dini è che l'agente di custodia passasse il telefonino al detenuto, affinché potesse chiamare in patria.

Lo stesso detenuto (che è pure indagato), durante un interrogatorio ha ammesso: "Il telefonino me l'ha dato Corso". Quest'ultimo è stato oggetto di una misura cautelare, il divieto di dimora a Padova e provincia, mentre un suo collega, Giuseppe Cristino, 36 anni, è finito agli arresti domiciliari. Per lui (è difeso dall'avvocato Davide Gianella) le accuse sono di spaccio di droga a detenuti e consegna di alcune schede sim per telefonare. Per entrambi lunedì mattina è in programma l'interrogatorio davanti al gip Mariella Fino dove i due proveranno a ridimensionare le accuse. Altri due agenti penitenziari risultano indagati in stato di libertà. Per tutti le accuse sono di concorso in corruzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Dopo gli arresti dei mesi scorsi e l'inchiesta sui trattamenti di favore per alcuni detenuti nel carcere di Padova sono scattati altri due provvedimenti per agenti penitenziari. Il blitz di ieri è partito da una costola dell'inchiesta avviata nell'estate scorsa che aveva scoperchiato un malaffare all'interno del carcere con molte guardie corrotte che erano al servizio dei detenuti più potenti, di quelli che potevano pagare il servizio. Un marcio portato alla luce anche con l'aiuto degli stessi agenti, quelli "puliti", che sono la maggior parte. I due agenti oggetto del provvedimento sono stati perquisiti, uno nell'alloggio di servizio all'interno del carcere e l'altro in una abitazione privata. Perquisizione anche nelle due abitazioni degli indagati. Resta una situazione pesante per gli stessi agenti che si trovano ogni giorno a sorvegliare i detenuti, visto che tutti quelli coinvolti nelle varie inchieste giudiziarie, vengono ovviamente sospesi dal servizio e non rimpiazzati. Quindi la situazione è di emergenza.

Il Mattino di Padova

Altri due Poliziotti penitenziari coinvolti nello spaccio a Padova. perquisite anche due abitazioni di altri indagati