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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/03/2015  -  stampato il 23/04/2017


Disponibili solo 2 mila braccialetti elettronici in tutta Italia: i detenuti restano in carcere

Pochi braccialetti elettronici ("solo 2mila in tutta Italia", "a fronte di un contratto decennale per decine di milioni di euro all'anno"). E il risultato di questa carenza è "l'illegale detenzione di tutti coloro che, pur avendo ottenuto gli arresti domiciliari, restano in carcere per la mancata disponibilità di mezzi di controllo".

A denunciare la situazione "raccapricciante per uno Stato di diritto" è l'Unione delle Camere penali. Il suo Osservatorio sulle carceri con un sondaggio ha rilevato che "dopo oltre un anno dall'entrata in vigore della riforma dell'art. 275 bis c.p.p., che avrebbe dovuto favorire e incrementare le uscite dagli istituti di pena, la norma trova, nella maggior parte dei casi, solo un'applicazione virtuale o viene disapplicata per l'impossibilità di darne esecuzione".

"Restare in carcere, pur potendo uscire, era ed è davvero inimmaginabile", protestano i penalisti; tanto più dopo che la riforma ha stabilito che "la prescrizione degli strumenti elettronici di controllo debba rappresentare la regola".

Alcuni Giudici, pur evidenziando che l'interessato "potrebbe essere scarcerato, rigettano l'istanza dopo aver verificato la mancanza del dispositivo - riferisce l'Ucpi. Altri non prendono proprio in considerazione la norma per l'impossibilità di applicarla.

Altri ancora mettono, solo formalmente, in esecuzione il provvedimento, in attesa che vi sia l'opportunità di usufruire di un braccialetto già utilizzato. In quest' ultimo caso non vi sono liste di attesa e la mancanza di una regolamentazione può ingenerare meccanismi di ogni tipo, laddove l'interesse in gioco è altissimo: la scarcerazione di un individuo. Inoltre, se l'attesa si protrae, la misura disposta viene revocata".

ANSA