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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/03/2015  -  stampato il 03/12/2016


Falsi certificati medici, sotto indagine decine di Agenti penitenziari del carcere di Padova

Dopo il traffico di droga e cellulari si apre un nuovo filone d'inchiesta nella Casa di reclusione. Indagati una decina di agenti e quattro medici con perquisizioni negli studi.

Falsi certificati medici per stare a casa in malattia. Tra gli agenti penitenziari c'è chi ha fatto anche cento giorni di assenza in un anno. Sono una decina i poliziotti indagati, quattro sono i medici di base finiti sotto inchiesta. Il pubblico ministero Sergio Dini ha aperto un altro capitolo sulla casa di reclusione Due Palazzi di Padova.

Le ipotesi d'accusa sono di falso e truffa. Le perquisizioni sono avvenute venerdì. Gli investigatori della Squadra mobile, diretti dal Vicequestore Marco Calì, si sono presentati con l'ordine del sostituto Dini in quattro ambulatori medici cittadini. E hanno messo tutto sottosopra. Cercavano i riscontri, nei computer e sulla carta, dei certificati di malattia di una decina di agenti penitenziari.

E hanno trovato tutto. I presunti certificati medici falsi sono stati scoperti grazie alle indagini di questi ultimi mesi. Gli investigatori della Squadra mobile stanno portando alla luce al Due Palazzi una "catena di Sant'Antonio" di reati che vanno dallo spaccio di droga alla truffa. Una vergognosa "catena" che coinvolge decine e decine di agenti di Polizia Penitenziaria. E agli uomini della Mobile non sono sfuggiti i certificati medici in occasione delle festività, dei "ponti", dei periodi in cui uno manderebbe volentieri il lavoro a quel paese.

E poi il presunto falso e la presunta truffa non erano poi nascosti in modo accurato. Nel senso che alcuni agenti rimanevano assenti per malattia e il certificato medico lo portavano in un secondo momento. Oppure, nel certificato non c'era la firma del proprio medico di base, ma di un medico qualsiasi. Il "blitz" della Mobile dello scorso 8 luglio ha gettato un'ombra di vergogna sul carcere. Al Due Palazzi c'era un commercio di droga, di telefoni cellulari e di computer. Agenti e personaggi del crimine camorristico gestivano di comune accordo il traffico. Ma la droga girava anche tra gli agenti.

Il luogo per drogarsi era l'alloggio di servizio di uno dei poliziotti indagati. Ebbene, l'agente Paolo Giordano non ce l'ha fatta a vedere la fine dell'inchiesta e si è tolto la vita. La falsa rivolta del 22 gennaio scorso ha posto un altro punto di domanda sulla conduzione della casa di reclusione. No, non erano "soldati" dell'Isis i rivoltosi, ma romeni ubriachi. E la violenza è esplosa per un macerato di frutta prodotto di nascosto in una cella dove si distillava la grappa. Il "blitz" del 2014 non ha evidentemente stroncato i traffici all'interno della casa di reclusione.

Il 4 marzo scorso gli uomini della Mobile hanno arrestato altri due agenti, mentre altrettanti colleghi sono finti nel registro degli indagati con le accuse di corruzione e spaccio di stupefacenti. Secondo il pm Dini, i quattro rifornivano i detenuti di sim card, telefoni cellulari e droga. Anche dopo gli arresti di luglio la droga, le sim card e i telefoni cellulari hanno continuato ad entrare liberamente al Due Palazzi. Certo, fanno molto comodo ai detenuti della criminalità organizzata.

Il Gazzettino