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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/03/2015  -  stampato il 06/12/2016


Poliziotto penitenziario accusato violenze sessuali e spaccio riammesso in servizio, collega ai domiciliari

E’ stato riammesso in servizio dal ministero della giustizia l’agente di Polizia Penitenziaria modicano che lo scorso 18 giugno era stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare, insieme con un collega originario di Rosolini, per violenza sessuale aggravata ai danni dei detenuti del carcere di Modica (ormai chiuso) e spaccio di sostanze stupefacenti durante l’orario di servizio nella stessa casa circondariale. Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia ha infatti accolto il ricorso dei difensori dell’agente di Polizia Penitenziaria F.C., 46 anni, restituendo il posto di lavoro al ricorrente che ha quindi ripreso il servizio in una casa circondariale del Siracusano.

Dopo alcuni giorni di arresti domiciliari, l’uomo aveva ottenuto l’annullamento del provvedimento restrittivo su decisione del riesame di Catania. I giudici etnei avevano ritenute valide le motivazioni a difesa presentate dagli avvocati, mentre avevano lasciato ai domiciliari il collega A.L., pure lui 46enne, originario di Rosolini. La gravità delle posizioni dei due indagati nella torbida vicenda era diversa: il modicano era stato accusato da un solo detenuto, mentre l’altro da tre. 

L’indagine, condotta tra maggio 2012 e marzo 2014 dai carabinieri, era scaturita dalle dichiarazioni di un detenuto straniero, trasferito dalla casa circondariale di Modica a quella di Ragusa. Il galeotto si era confidato con un agente il quale aveva, a sua volta, informato i superiori. Secondo quanto emerso nel corso dell’inchiesta, i due poliziotti penitenziari avrebbero preteso, anche se è tutto ancora da stabilire nel processo, prestazioni sessuali da alcuni detenuti del carcere di Modica, con la minaccia di far trovare della droga tra gli effetti personali di chi si fosse rifiutato ad assecondare gli appetiti sessuali dei due arrestati.

In altre parole i due agenti di Polizia Penitenziaria avrebbero ricattato una mezza dozzina di detenuti, minacciandoli di far comminare loro pene severe se, a seguito dei controlli periodici, fosse saltata fuori la droga appositamente «piazzata» per incastrarli. Viceversa ai detenuti più «accondiscendenti» sarebbero state concesse regalie varie, dalle sigarette ad altri «bonus».

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