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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/03/2015  -  stampato il 10/12/2016


Regime 41-bis meno duro per Bagarella: il DAP si prende quindici giorni di tempo

Il magistrato del tribunale di sorveglianza di Nuoro, Adriana Carta, ha accolto le istanze dei difensori, le avvocatesse Antonella Cuccureddu del Foro di Sassari e Fabiana Gubitoso del foro dell’Aquila, e, dopo aver anche incassato il parere favorevole del pubblico ministero (nell’aula era presente il procuratore della Repubblica, Andrea Garau) ha predisposto un’ordinanza con due punti ben precisi che dovranno essere rispettati dalla direzione della casa circondariale di Nuoro e dal Dap (dipartimento di amministrazione penitenziaria).

Il magistrato ha ordinato alla direzione di Badu ’e Carros di provvedere alla schermatura visibile e urgente delle videocamere di sorveglianza inserite all’interno della stanza detentiva di Leoluca Bagarella con termine per l’adempimento di 15 giorni e l’obbligo di comunicare l’avvenuta ottemperanza del provvedimento. Ma Adriana Carta ha anche ordinato al Dap di provvedere entro 30 giorni di assegnare il detenuto a una idonea struttura penitenziaria dove possa essere ristretto in una cella adeguata e fornita di servizi igienici corrispondenti ai minimi stabiliti dall’ordinamento penitenziario.

Una battaglia cominciata nel mese di settembre, quando le avvocatesse Cuccureddu e Gubitoso avevano presentato un’istanza al tribunale di sorveglianza per lamentare «le inumane condizioni di detenzione del loro assistito» sottolineando alcune situazioni che andavano a collidere con la Convenzione europea. Prima dell’udienza, Leoluca Bagarella ha inviato, tramite i suoi legali, altre lamentele ben circostanziate che hanno rafforzato il quadro e convinto il magistrato di sorveglianza a predisporre l’ordinanza che potrebbe anche mettere in discussione tutto l’impianto del 41 bis, un regime carcerario durissimo che però presenta in alcuni casi dei problemi per i detenuti.

Leoluca Bagarella è ristretto nella stessa area in cui per lunghissimo tempo era stato detenuto il camorrista Antonio Jovine, che dopo il suo pentimento è stato immediatamente trasferito in un’altra struttura segretissima a disposizione dei magistrati ai quali sta raccontando le storia terribile del clan dei Casalesi.

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