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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/03/2015  -  stampato il 08/12/2016


Attentato terroristico al museo di Tunisi sarebbe stato ideato nel carcere di Macomer

Le prigioni nazionali, traboccanti di immigrati (che rappresentano il 40% della popolazione carceraria) come incubatrice di attentati jihadisti. In primis anche di quella di Tunisi, dove del resto avrebbe operato un terrorista capace di esprimersi in italiano. Una “pista” che getterebbe nuova luce sull’attacco al museo spesso frequentato da comitive di italiani, particolare questo non più casuale della vicenda. 

Intanto le autorità tunisine hanno arrestato il leader della cellula responsabile dell’attentato della settimana scorsa al museo del Bardo. L’annuncio è arrivato da Rafik Chelli, segretario di stato presso il ministero degli Interni, secondo il quale il commando che ha ideato e realizzato il piano sarebbe composto di 16 persone, di cui almeno due tunisini tornati in patria dai territori di combattimento in Siria a fianco dei jihadisti. Ognuno aveva un compito specifico come coordinare, fornire armi, preparare l’attacco. Ricostruire anche le relazioni internazionali di un gruppo che, come ormai assodato in tutti i luoghi dove compare la cosiddetta “Isis”, si manifesta sempre più come una multinazionale del crimine: contatti sono stati accertati con  il terrorista algerino ricercato Luqman Abu Sakhr, leader del gruppo militante Uqba ibn Nafi, che di recente ha anch’esso siglato un’alleanza con l’Isis per “esportare” il marchio di fabbrica ancora più a ovest nel Maghreb. 

Eppure, c’è quel sospetto alimentato dal noto giornalista Toni Capuozzo che vorrebbe un altro ramo di questa malapianta puntare dritto in Sardegna, a Macomer, in Sardegna. Dove, all’interno del penitenziario, la strage sarebbe stata ideata da fior di jihadisti finiti detenuti in Italia. La pista è stata anche approfondita ieri in Parlamento dal deputato sardista Mauro Pili, che ha dato nomi e cognomi degli ex detenuti coinvolti: chi proveniente dalla Spagna, chi dal Belgio, chi poi morto in combattimento in Siria, chi divenuto “colonnello” in Bosnia, chi coinvolto negli attentati di Madrid. Tutti con connessioni con tunisini “pericolosi”. Un inquietante risvolto, considerando che l’Isis sarebbe stato ideato proprio in alcune prigioni: Abu Ghraib e Guantanamo. C’è da aggiungere anche Macomer ai luoghi di nascita del Califfato del terrore?

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