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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/04/2015  -  stampato il 04/12/2016


Registri riservati del carcere di Macomer: che fine hanno fatto e chi ne ha avuto accesso?

Che fine hanno fatto i documenti riservati, tra i quali i registri dei detenuti, dell'ex carcere di Macomer? Chi può consultarli liberamente e accedere a notizie riservate delicatissime? A porsi queste domande è Donato Capece, segretario generale del Sappe, il Sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, il quale dopo le notizie diffuse nel corso di un programma televisivo andato in onda una settimana fa, ha manifestato preoccupazione per l'accessibilità ai documenti e ai registri della struttura penitenziaria nella quale sono stati reclusi detenuti legati al terrorismo islamico considerati pericolosi soprattutto per l'opera di proselitismo che potrebbero aver compiuto nei confronti di altri detenuti finiti in carcere per reati comuni.

"Trovo sorprendente - scrive in un comunicato - che materiale riservato e sensibile come i registri a vario titolo riferiti ai detenuti dell'ex carcere di Macomer possano essere ancora oggi nella condizione di essere accessibili a tutti. Vuol dire che l'Amministrazione penitenziaria ha sottovaluto l'importanza di quei carteggi, e questo è grave.

A Macomer erano detenuti fondamentalisti islamici e il Sappe aveva in più occasioni sottolineato come il carcere fosse luogo sensibile, da monitorare costantemente per scongiurare pericolosi fenomeni di proselitismo del fondamentalismo islamico tra i detenuti presenti in Italia. La Polizia Penitenziaria, attraverso gruppi selezionati e all'uopo preparati, monitora costantemente la situazione, ma non dimentichiamo che oggi è ancora significativamente alta la presenza di detenuti stranieri in Italia".

Donato Capece sottolinea inoltre che indagini condotte negli istituti penitenziari di alcuni paesi europei tra cui Italia, Francia e Regno Unito hanno rivelato l'esistenza di allarmanti fenomeni legati al radicalismo islamico, "che anche noi come primo sindacato della Polizia Penitenziaria - scrive - abbiamo denunciato in diverse occasioni".

Si sofferma poi sul proselitismo e sul fatto che detenuti comuni si siano trasformati in estremisti sotto l'influenza di altri detenuti già radicalizzati. Parla infine "del gravoso compito affidato alla Polizia Penitenziaria di monitorare costantemente la situazione nelle carceri per accertare l'eventuale opera di proselitismo di fondamentalismo islamico nelle celle, ma fa capire - conclude - anche le gravi responsabilità di chi non ha protetto con le dovute accortezze il materiale cartaceo riferito alla detenzione a Macomer di detenuti islamici particolarmente pericolosi e fanatici".

La Nuova Sardegna