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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/04/2015  -  stampato il 04/12/2016


Detenuto nordafricano aggredisce Poliziotto Penitenziario che lo stava accompagnando in una nuova cella di Velletri

lta tensione nel carcere di Velletri, dove nel pomeriggio di Pasqua un detenuto straniero ha dato in escandescenza e turbato l’ordine e la sicurezza della struttura penitenziaria aggredendo alcuni Agenti in servizio. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

“Il detenuto nordafricano, che aveva creato problemi e tensione nella cella dove era ristretto, era stato assegnato in un’altra camera di sicurezza”, spiega il segretario generale del SAPPE Donato Capece. “Ai richiami dell’Agente di Polizia Penitenziaria in servizio, mentre questi lo accompagnava nella nuova cella, ha reagito improvvisamente con violenza, aggrendendolo. Sono intervenuti altri poliziotti, ma il collega è rimasto ferito con una prognosi di 20 giorni. A lui va la nostra vicinaza e solidarietà”.

Da qui la richiesta del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria al Ministro della Giustizia Orlando e ai vertici dell’Amministrazione centrale: “Sono anni che sollecitiamo di dotare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di strumenti di tutela efficaci, come può essere lo spray anti aggressione recentemente assegnato – in fase sperimentale – a Polizia di Stato e Carabinieri. Mi auguro che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Capo DAP Santi Consolo valutino positivamente questa nostra proposta e, quindi, assumano i provvedimenti conseguenti.

Maurizio Somma, segretario regionale SAPPE per il Lazio, evidenzia che, nei dodici mesi del 2014, nel carcere di Velletri si sono contati “il tentato suicidio di un detenuto, sventato in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 64 episodi di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile, tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette), 6 colluttazioni”.
Capece evidenzia infine come l’aggressione nel carcere di Velletri sia “sintomatico del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all’altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale, come ad esempio l’espulsione dei detenuti stranieri”.

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