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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/04/2015  -  stampato il 03/12/2016


Sovrintendente aggredito da detenuto nel carcere di Bollate: segnali di tensione anche nel carcere "modello" del DAP

Grave episodio di violenza, ieri mattina, nel carcere di Bollate. Un detenuto italiano di 30 anni, in cella per reati di droga e con fine pena per il 2016, ha aggredito un sovrintendente e due agenti scelti della Polizia Penitenziaria che lo stavano trasferendo nella casa circondariale di Monza. Quando il detenuto ha appreso la notizia del trasferimento è andato in escandescenza mettendo a soqquadro la cella. Riportato alla calma, accompagnato nell’ufficio matricola per le procedure di rito, ha aggredito il personale deputato alla scorta. La notizia è stata resa nota dal segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, Donato Capece.

«Il sovrintendente e due agenti scelti della Polizia Penitenziaria, sono dovuti ricorrere alle cure dei sanitari al pronto soccorso. Il detenuto, comunque, è stato tradotto presso la casa circondariale di Monza», aggiunge ilsegretario regionale Sappe della Lombardia, Alfonso Greco. Una nuova ombra si allunga sul carcere di Bollate all’avanguardia per il trattamento dei detenuti e indicato da tutti come «carcere modello» per i molteplici progetti di reinserimento sociale e lavorativo. Lo scorso anno c’erano stati alcuni episodi spiacevoli, come la fuga di tre detenuti mai rientrati in cella dopo un permesso premio e un permesso per lavoro.

Da anni critico nei confronti del sistema di sorveglianza dinamica con celle aperte otto ore al giorno, dopo questo episodio il sindacato rincara la dose e aggiunge, «nella casa di reclusione di Milano Bollate la tensione è costante. Nei dodici mesi del 2014 ci sono stati due tentativi di suicidio, sventati in tempo dai poliziotti penitenziari, 24 episodi di autolesionismo, 33 colluttazioni e quattro ferimenti - dichiara Capece - non a caso, il nostro sindacato reitera da tempo la richiesta di interventi sotto il profilo dell’incremento dell’organico della Polizia Penitenziaria e di una nuova organizzazione del lavoro all’interno del carcere».

Il direttore del carcere Massimo Parisi, difende la validità del modello Bollate e precisa, «stiamo parlando di un detenuto con evidenti problemi psichiatrici, infatti è stato trasferito a Monza proprio per un periodo di osservazione. Si è trattato di un episodio isolato, che per fortuna non ha avuto gravi conseguenze per gli agenti. La quotidianità dei rapporti tra detenuti e personale di Polizia Penitenziaria è ben diversa».

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