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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/04/2015  -  stampato il 05/12/2016


Si prostituiva con i Poliziotti penitenziari: cosė favorirono l’’evasione da Varese nel 2013

Esce di scena la donna del boss, Ioanna Chindris, la ragazza che aiutò i tre romeni Victor Miclea, Daniel Parpalia e Marius Bunoro, a evadere dal carcere di Varese, il 21 febbraio del 2013. Ioanna si è pentita. Arrestata dopo una breve fuga, è stata rintracciata in centro Italia, dove è stata interrogata dalla pm Annalisa Palomba, e ha raccontato tutto quello che sapeva. La ragazza romena, questa mattina, ha patteggiato davanti al gip una pena a 2 anni e 6 mesi, per concorso in evasione.

Il suo ruolo è stato determinante nella fuga dei tre detenuti, anche perché fu lei, durante due colloqui in carcere, a introdurre le lime utilizzate per segare le sbarre. Ioanna riuscì anche a far entrare un telefonino che, sembra, fu nascosto nelle parti intime, e che servì per comunicare con i fuggiaschi. Grazie a quel cellulare, la donna, salendo su un palazzo a ridosso dei Miogni, spiegò ai suoi complici come era fatto il cortile del carcere, e quali ostacoli avrebbero potuto incontrare nella fuga. Ioanna, in realtà, era la fidanzata di Daniel Parpalia, ma obbediva agli ordini di Victor Miclea, il vero capo della banda, il romeno che prima di finire in carcere gestiva un giro di prostitute nel Varesotto: un harem di belle ragazze, frequentato, prima del suo arresto, anche da uno degli agenti di Polizia Penitenziaria arrestato, Francesco Trovato.

Le debolezze degli agenti erano note ai romeni e quando i tre decidono di fuggire propongono, come ricompensa, sesso a go go. Gli agenti accettano e tra le ragazze che si offrono per soddisfarli c’è anche Ioanna. Secondo le accuse la donna esercita già il mestiere di meretricee accetta di fornire prestazioni sessuali ad alcuni degli agenti coinvolti, tanto che quando arriva ai colloqui con le lime e con il telefonino molte teste di girano dall’altra parte per non guardare lo scambio.

Quattro degli agenti indagati sono accusati di essersi fatti corrompere da quel giro di ragazze e sesso facile.

Lady Evasione andò a prendere le lime di colore blu utilizzate per segare le sbarre, mentre nella stanza accanto gli agenti faceva finta di guardare una partita di calcio. Entrò in un ferramenta di via Oldofredi, dove si accertò personalmente che potessero segare il ferro e che fossero lunghe almeno 30 centimetri. Attese in auto i fuggiaschi e li condusse verso un rifugio sicuro. La corsa durò poco: furono tutti arrestati. Lei scappò in Umbria. Ma i carabinieri e il magistrato l’hanno convinta a collaborare: ora, se volesse, potrebbe finalmente cambiare vita. Gli agenti indagati sono una quindicina.

varesenews.it

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