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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/04/2015  -  stampato il 10/12/2016


Poliziotta penitenziaria con piede fratturato minacciata sotto casa dal marocchino che aveva fatto arrestare: so dove abiti

C’è una donna che da alcuni giorni si sente minacciata e ha paura, anche perché chi l’ha aggredita – ferendola seriamente – non si è fermato nemmeno davanti alla divisa, perché lei è una Poliziotta penitenziaria e quando è avvenuto questo brutto episodio era appena tornata dal turno di lavoro in carcere alla Pulce.

Poi mettiamoci che l’agente di Polizia Penitenziaria vive, da quattordici anni, in via Turri e ha addosso un senso di insicurezza che parte da lontano e peggiora ogni giorno di più. Allucinante quello che le è accaduto nel tardo pomeriggio dell’8 aprile, quando con un gruppo di vicini di casa stava discutendo dei problemi del quartiere.

Parla l'agente di polizia penitenziaria aggredita in via Turri

All’improvviso, non molto lontano da quel croccchio, scoppia una lite fra nordafricani, sono alticci, si spintonano. E’ un’evidente situazione di pericolo, perché vicino a quegli animi che si stanno sempre più surriscaldando vi sono dei bambini che stanno giocando. La 53enne Mara Doga interviene subito, perché ha il senso del dovere e non vuole sottrarsi davanti a quell’azione illegale.

«Ho detto loro di smetterla – spiega – e di andarsene. Siamo stanchi di gente costantemente con la birra in mano, poco raccomandabile e che commette reati. E’ stato l’inizio del mio incubo». Fra chi sta litigando c’è un magrebino che la conosce, in quanto ha forzatamente abitato – era agli arresti domiciliari... – nel palazzo di via Turri dove vive la Poliziotta Penitenziaria. Un anno e mezzo fa era stato ospitato da un connazionale, ma quella coabitazione era ben presto “esplosa”, a tal punto che l’amico ha buttato fuori di casa il nordafricano sottoposto alla misura restrittiva.

Quest’ultimo, il giorno dopo, era rientrato, suonando a tutti i citofoni, nel palazzo per non finire in ulteriori guai per evasione, ma davanti all’ennesimo “no” dell’amico era andato su tutte le furie, scalciando porte, ascensore, insomma tutto quello che gli veniva a tiro. Impauriti, i condomini hanno chiamato (in più di uno) le forze dell’ordine. E quest’uomo deve aver dato la colpa dell’arrivo degli agenti all’unica persona che vedeva in divisa su e giù per le scale, come purtroppo constata Mara quando due mercoledì fa cerca di mettere fine al litigio: «Ha alluso a quella storia, riempiendomi subito di insulti per poi mettermi le mani addosso».

Lei è preoccupata della pistola che ha nella fondina, non vuole essere disarmata, ma a furia di strattonate la 52enne viene spinta all’indietro, ha però la prontezza d’agganciare il suo aggressore e tenendolo bloccato cadono insieme. Per la donna è una caduta rovinosa che le costa la frattura della caviglia destra. Sono attimi tremendi, comunque in tanti assistono all’aggressione e in fretta arriva la polizia.

Il nordafricano urla, scalcia la Volante, non è facile per gli agenti portarlo in questura. Inevitabile, per la Poliziotta – che ha denunciato quell’uomo – il ricovero in ospedale dove, giovedì scorso, è stata operata alla caviglia e ha una prognosi di 45 giorni. Ieri mattina è stata dimessa dal room ortopedico del Santa Maria Nuova ed è tornata, con un po’ d’apprensione, nel suo appartamento di via Turri. L’assiste un’amica, ma si sente ancora nel mirino di quel nordafricano perché proprio sabato scorso – mentre lei era ancora in ospedale – è entrato nel palazzo arrivando sino al pianerottolo di Mara. Con che intenzioni?

«E’ una brutta situazione – racconta alla Gazzetta la Poliziotta Penitenziaria, ora con gesso e stampelle ed ovviamente una mobilità limitata – e spero che la giustizia faccia il suo corso contro quell’uomo. Sono sincera, vivo qui dal 2001 ma se potessi me ne andrei, ma come faccio a cambiare casa? Non ne ho la possibilità economica. Ma che questa sia una zona terribile – conclude amaramente – è sotto gli occhi di tutti ormai da troppo tempo. Spaccio di droga, prostituzione, furti, furiosi litigi: qui si rischia ogni giorno e le cose continuano a peggiorare. E chi pattuglia il quartiere fa quello che può, ci vorrebbero interventi più radicali, per “pulire” davvero la zona».

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