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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/05/2015  -  stampato il 10/12/2016


Gli consigliano di prendersi le ferie e di non farsi vedere: "sospeso" in questo modo l’’agente accusato di aggressioni

"Abbiamo preso questo istituto nel 2003, l'abbiamo trasformato in una "casa di vetro", e voi sapete quali sacrifici facciamo per recuperare e rieducare i reclusi". Il Poliziotto penitenziario al momento è stato collocato in ferie forzate. Gli è stato "consigliato" di non rientrare fino a quando non sarà fatta chiarezza. "C'è un' inchiesta da parte della Procura della Repubblica - ricorda il direttore - aspettiamo".

Il fascicolo è stato affidato al pm Giuseppe Longo, e però Mazzeo non ha ritenuto opportuno tenere in servizio un agente sul quale gravano pesanti indizi ed è indagato di lesioni. L'antefatto. Nel fine settimana tra l'11 e il 12 di aprile un detenuto avrebbe denunciato di essere stato manganellato e picchiato da un agente penitenziario.

Tant'è che avrebbe chiesto di essere visitato dai medici della Struttura di Medicina Penitenziaria che lavorano all'interno del carcere. Pare che una prima volta l'accaduto non sia stato segnalato ai vertici della casa circondariale. Successivamente, però, la vicenda sarebbe stata denunciata dalla psicologa, anche questa dipendente della Asl Tre.

"Appena ho ricevuto il rapporto da parte del comandante- assicura il direttore - ho trasmesso tutto in Procura". Ed anche al Provveditore alle Carceri, Carmelo Cantone, che da parte sua ha aperto un'inchiesta interna e negli scorsi giorni nei suoi uffici di viale Brigate Partigiane ha convocato i tre medici. La vicenda è stata segnalata pure al ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

L'accaduto, comunque, è tutto da accertare. Lo avrebbe scritto il comandante della Polizia Penitenziaria, Massimo Di Bisceglie, nel rapporto che ha consegnato al direttore. Che, a sua volta, ha chiesto una relazione all'agente. Quest'ultimo (un abruzzese assegnato a Genova solo da poco tempo) avrebbe dichiarato di essere stato prima bersaglio di sputi e poi aggredito. Sarebbe seguita una colluttazione e in questa fase il recluso sarebbe caduto, riportando ematomi alle braccia. Ma attenzione: sarebbe stato lo stesso agente a sollecitare la trasmissione degli atti all'autorità giudiziaria. All'aggressione, però, non avrebbe assistito nessuno. Peraltro, la zona in cui si sarebbe verificata, non è coperta da telecamere. Versione che però contrasterebbe con quella fornita dal recluso (un tossicodipendente che deve scontare una pena per spaccio di stupefacenti): sarebbe stato picchiato con un manganello e secondo quanto avrebbero scritto i medici nel referto, le lesioni potrebbero essere compatibili con i colpi.

"I manganelli sono custoditi in armeria - spiega Mazzeo - e possono essere utilizzati solo in certe situazioni". La normativa carceraria, infatti, ne vieta l'uso, a meno che non sia autorizzato dal comandante delle guardie o dal direttore: solo in casi di estrema emergenza, come può essere una rivolta o una rissa impossibile da sedare. "Se è stato introdotto qualche oggetto contundente non autorizzato, ne trarremo le dovute conseguenze - ripete Mazzeo - . Non nascondiamo nulla ed è nostro interesse che la verità venga a galla". Lo ribadiscono gli stessi vertici della "Penitenziaria".

E però "Radio Carcere" sostiene che all'interno delle "Case Rosse" ci sarebbe un gruppetto di agenti, piuttosto giovani, che non avrebbero rispettato gli ordini gerarchici, con azioni punitive nei confronti di detenuti ritenuti particolarmente irrequieti ed oltraggiosi. La sicurezza all'interno delle carceri per gli agenti penitenziari è una medaglia a due facce. Tanto che ieri, secondo quanto denuncia il Sappe (Sindacato di Polizia Penitenziaria) nel giro di poche ore un detenuto ricoverato nel reparto psichiatrico del San Martino ha aggredito, in due distinti momenti, altrettanti poliziotti addetti alla sua vigilanza.

La Repubblica

Indagato Poliziotto penitenziario: l’’accusa è lesioni personali a detenuto con manganello