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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/05/2015  -  stampato il 03/12/2016


La Kostner si discolpa: "Usata da Alex, un bravo attore"

Il sottochiesa della Certosa di Parma — potrebbe non essere quella del celebre romanzo di Stendhal — è un gioiello. Adibito ad auditorium, contrariamente alla chiesa stessa chiusa dai giorni del terremoto,viene aperto su richiesta anche alla domenica mattina presto. Soprattutto se la richiesta proviene da Carolina Kostner: qui ha sede la scuola di formazione della «sua» Polizia Penitenziaria, le Fiamme Azzurre.

L’ex iridata, che sabato in città ha partecipato a un’iniziativa benefica, oltre al sottochiesa, ha chiesto di poter aprire il proprio cuore. In attesa che il Tas, probabilmente nella seconda metà di giugno, decida del suo futuro sportivo.

Il paradosso è che adesso quasi rischia uno stop più lungo di quello di Schwazer...
"Questo mi farebbe molto male. Mi farebbe sentire tanto sola. Sarebbe inaccettabile. Non ho rubato, non sono una criminale. Poi, anche se un po’ fatico a pensarlo e a dirlo, ritengo che a tutti debba essere concessa una seconda possibilità".

Come giudica gli attuali propositi di Alex?
"Non li giudico. Spero abbia imparato la lezione, che prenda ogni occasione gli dovesse capitare con assoluta responsabilità".

Carolina, come vive questo tormentato momento?
"Rispetto il lavoro del Coni e mi assumo le mie responsabilità, ma mi domando se il prezzo che sto pagando, un anno e quattro mesi di squalifica, sia giusto. Non è un parere personale: la sentenza, che è pubblica, scritta nero su bianco, conferma che non sapevo che Alex si dopasse e che non ho commesso alcun dolo".

La gente si domanda come poteva non sapere...
"Avevo piena fiducia in lui, lo amavo, mai avrei pensato che mi avrebbe usata, per certi fini poi. Mai avrei immaginato stesse facendo quel che stava facendo: conosceva bene la mia opinione in materia. E’ stato un bravo attore".

Resta che la famosa mattina di Oberstdorf lo ha coperto...
"Dicono che l’ho favorito. Ma come avrei potuto, se ero all’oscuro di cosa stesse facendo? In più, parlando di quei 10” in cui mi sono trovata in un guado, sono stata io, col mio telefono, ad agevolare il contatto tra il commissario antidoping e Alex. E il reato relativo non è un omesso controllo, ma una temporanea mancanza di reperibilità".

E l’Epo nel frigorifero?
"Qualsiasi persona ha in casa dei farmaci, è una cosa normale: gli atleti hanno magnesio o vitamina C, mia mamma il Polase. Una scatoletta in più o in meno non mi ha creato dubbi".

Nemmeno sospetti?
"Non sono una donna gelosa: non andrò mai a curiosare nel cellulare del mio ragazzo. Se c’è un rapporto vero, il rapporto per me è di fiducia. E poi io e Alex, anche a causa delle nostre attività, se non in rari periodi, non abbiamo mai convissuto. Lui non ha mai lasciato la valigia a casa mia. Agiva di nascosto: diversamente avrebbe perso tutta la mia stima, come uomo e come atleta".

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