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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/05/2015  -  stampato il 02/12/2016


Gruppi di persone avvistati sopra il tetto del carcere di Poggioreale a prendere il sole

Tre, a volte quattro, persone sbucano da una porticina: passeggiano un po’, si tolgono le magliette e si sdraiano al sole per la tintarella

Quasi ogni giorno tra le 11.30 e le 13, il tetto di uno dei padiglioni del carcere di Poggioreale diventa un solarium. Tre, a volte quattro (ma mai più di cinque persone) escono dalla porticina del tetto, passeggiano un po’, si tolgono le magliette e si sdraiano al sole. La scena è visibile da molti degli uffici del Centro Direzionale che affacciano sulla prigione napoletana. Non è chiaro chi siano i sirenetti: detenuti, personale del carcere, operai o guardie.

Molte persone che lavorano negli uffici con vista sul carcere e che spesso assistono alla scena, sostengono di aver visto quelle persone passeggiare nei cortili della prigione durante l’ora d’aria. Un riconoscimento che però appare azzardato data l’altezza e la distanza. Se fossero dei detenuti certamente si tratterebbe di persone «privilegiate» che riescono non solo ad accedere liberamente al tetto ma soprattutto che riescono a concedersi ore di socialità e relax evidentemente negate alla maggior parte dei carcerati che non sembra passarsela bene, come hanno denunciato il rapporto della commissione libertà civili dell’Unione Europea che definiva Poggioreale un lager e varie inchieste giornalistiche su maltrattamenti e pestaggi.

«Dal tetto si può anche comunicare con l’esterno»

«Fa rabbia vedere gente che prende il sole a Poggioreale mentre ci sono detenuti che scontano la loro pena con grande sofferenza – commenta una donna che lavora in una delle torri che danno sul carcere ma che non vuole essere ripresa – qui al centro direzionale c’è un via vai di mici, parenti e colleghi di clan che lanciano segnali. Io ho paura e faccio finta di non vedere”. In un’altra torre ai piani alti, qualcuno parla e spiega, chiedendo di restare anonimo, che «il solarium è un’abitudine e quando non c’è il sole comunque c’è gente che sale sul tetto a passeggiare, fumare o perdere tempo.

La cosa inquietante è che le varie torri del centro direzionale sono facilmente accessibili e molte persone salgono nei palazzi per poter parlare dai ballatoi o affacciandosi da uffici con i detenuti. Il genere si affidano a segnali o espressioni in codice. Utilizzano questo tipo di comunicazione anche i familiari che invece lanciano messaggi d’amore ai loro parenti detenuti”. Anche un altro abituale frequentatore del Centro Direzionale racconta di vedere spesso persone prendere il sole sul tetto di uno dei padiglioni del carcere: “Si mettono comodi come se la prigione fosse un grand hotel».

corrieredelmezzogiorno.it

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