www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/05/2015  -  stampato il 11/12/2016


Carcere di Poggioreale: erano operai in pausa pranzo le persone viste sui tetti del carcere a prendere il sole

Tintarella sui tetti di Poggioreale. Ha destato scalpore la video inchiesta delCorriere del Mezzogiorno che ritrae diverse persone intente a prendere il sole sul tetto di uno dei tanti padiglioni del carcere napoletano. Un fatto che non è passato di certo inosservato, anche agli addetti ai lavori. Clamore che ha spinto la parlamentare del Pd Michela Rostan, membro della commissione Giustizia della Camera, a presentare un’interrogazione parlamentare affinché venga fatta chiarezza sul caso del «solarium» ricavato sul tetto del carcere.

«È davvero incomprensibile ed intollerabile il fatto che il tetto di un carcere, casa circondariale peraltro gravata da un elevato grado di sovraffollamento e dove le condizioni dei detenuti sono difficilissime — ha osservato Rostan — possa trasformarsi in un luogo dove si prende la tintarella. Si tratta di uno schiaffo a chi, appena a pochi metri, è costretto a vivere 22 ore in una cella. La vicenda pone anche inquietanti interrogativi sui potenziali rischi per la sicurezza. Occorre immediatamente fare luce sull’episodio — ha concluso — ed evitare che casi del genere possano verificarsi in futuro». Ma il direttore del carcere di Poggioreale Antonio Fullone interpellato sull’argomento ci racconta che «nella maniera più assoluta le persone ritratte nel video sono ospiti dell’istituto penitenziario. E d’altronde — prosegue il direttore — non potrebbe nemmeno trattarsi di detenuti in quanto il padiglione “Genova” sul cui tetto sono stati immortalati i soggetti, è chiuso da circa un anno, dalla fine della scora estate per la precisione, per lavori di ristrutturazione».

E allora chi erano e cosa ci facevano li sopra. «Semplice anche la risposta a questa domanda: erano gli operai della ditta Edil Erica intenti nei lavori di riqualificazione della struttura che nella loro pausa pranzo salgono sul tetto per consumare il pasto, fumare una sigaretta e rilassarsi dalla mole di lavoro che c’è da fare. Nessuno scandalo, dunque». E sulla questione delle «comunicazioni» che avverrebbero tra alcuni edifici del Centro direzione e il carcere? Su questo specifico argomento il direttore Fullone non esclude nulla. «Certo — precisa — ci sono alcuni edifici della struttura che sono esposti, il carcere d’altronde è in piena città. Con i palazzi tutt’intorno. Non lo posso escludere, dunque», aggiunge, «anche se dalla mia esperienza anche in altre strutture penitenziare italiane, mi sembra francamente molto, ma molto difficile intavolare una conversazione tra le celle e le torri del Centro direzionale: la distanze che ci sono lo impedirebbero».

E poi ci racconta qualche aneddoto dettato dai suoi passati incarichi: «Ne ho viste di tutti i colori dagli specchietti, ai segnali di fumo. Addirittura, in un penitenziario di cui non faccio il nome, mi è capitato di scoprire che alcuni parenti di carcerati avevano affittato i balconi delle case attigue alla struttura. Dico questo — aggiunge ancora Fullone — per ribadire che può accadere a Napoli così come può accadere in qualsiasi altro carcere italiano. E comunque il controllo da parte del personale della Polizia Penitenziaria è altissimo: c’è una vigilanza armata sul muro di cinta 24 ore su 24 e qualsiasi tentativo di comunicazione sarebbe immediatamente individuato e interrotto».

corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Gruppi di persone avvistati sopra il tetto del carcere di Poggioreale a prendere il sole