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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/08/2010  -  stampato il 03/12/2016


Ciclismo, in pista 10 titoli

Quando si vincono 10 titoli tricolori, come è successo ai pistard delle Fiamme Azzurre nei Campionati Italiani di Mori (22/28 agosto), è naturale che venga la tentazione di dire che tutto è andato bene, che è stato un magnifico trionfo e avanti così. E invece no. No, perché la pista italiana, disciplina di nobilissime tradizioni, avrebbe meritato qualcosa di più e di meglio. Perché non è stata una decisione condivisibile quella di inglobare nella massima rassegna tricolore – quella che dovrebbe essere la vetrina del movimento in Italia – anche i giovanissimi delle categorie esordienti ed allievi, con l’effetto di far esplodere in maniera inaccettabile il programma. Perché non è umanamente comprensibile che agli atleti - a quei coraggiosi che ancora si cimentano nella specialità nonostante tutto - venga richiesto di restare in pista fino alle due di notte e poi richiamarli sull’anello a gareggiare il giorno dopo alle otto di mattina. Perché, con una struttura nuovissima e coperta bell’e pronta a Montichiari, si sia costretti a cimentarsi sulla pista in cemento di Mori, ovviamente all’aperto: con tutto il bene possibile che può essere detto degli organizzatori locali, e anche tenendo conto del fatto che l’ampio anello da 500 metri ha dato una mano soprattutto agli inesperti ragazzini delle categorie giovanili. Pochissime le cadute, inesistenti i danni: ma, da un punto di vista strettamente tecnico, si è lontani dalle condizioni che poi i nostri atleti si troveranno ad affrontare a livello internazionale. Perché non è razionale che, in una manifestazione del genere, si imponga d’imperio e a cuor leggero di anticipare una gara (l’Americana open) di ben sei ore, con alcuni atleti impegnati durante la stessa giornata nell’Omnium: solo perché si debba poi mandare in diretta televisiva una prova juniores. Dulcis in fundo perché in questa occasione, che come detto dovrebbe essere la maggior vetrina della disciplina da noi, si accetti un servizio di speakeraggio avaro di informazioni, quasi letargico per una settimana: che si è animato solo nell’ultima giornata per fare il tifo (sic!) a beneficio di un atleta di casa nei confronti degli altri concorrenti in pista. Ciò che, se sarebbe fors’anche apprezzabile e folcloristico in un circuito di contorno alla sagra del fungo porcino, nell’ambito di una rassegna tricolore rappresenta una nota sicuramente stonata.
Detto questo, le risultanze per i nostri ragazzi e ragazze sono state splendide: 10 titoli che solo numericamente costituiscono un bottino inferiore a quello della passata edizione di Pordenone (12 successi), ma che conservano anzi un valore aggiunto come quello del recupero di Marta Bastianelli – al primo appuntamento ufficiale con la maglia delle Fiamme Azzurre – e il consolidamento delle posizioni nel settore di Tatiana Guderzo o Monia Baccaille, accanto alle loro imprese come stradiste. E poi la confortante esibizione di Elisa Frisoni, forse l’unico autentico talento della pista azzurra nelle discipline veloci: la veronese, che sicuramente non viene da un periodo facile, ha dimostrato di essere sulla via del ritorno ai livelli che le competono.
In una manifestazione durata cinque giorni strapieni di eventi, ci sono immagini che restano impresse nella memoria più di altre: dalla cavalcata di Alex Buttazzoni nello Scratch al miracoloso recupero di una volitiva Tatiana Guderzo nella finale dell’inseguimento su Silvia Valsecchi; dall’incredibile padronanza della situazione dimostrata nell’Americana dalla collaudatissima coppia Masotti-Ciccone alla voglia di riproporsi all’attenzione di tutti da parte di una Marta Bastianelli più consapevole e matura di due anni fa; dalle volate di Elisa Frisoni, per quanto interprete dalla superiorità disarmante nel panorama nazionale, alla classe cristallina di Monia Baccaille, capace di misurarsi con lucidità ed eclettismo sulle insidie di tutti i terreni di gara. Senza dimenticare che la campionessa umbra, tra le sue fatiche multiple, ha inserito anche quella dell’Omnium per contenderla alla combattiva Marta Tagliaferro: con una costanza di rendimento degna forse di maggior considerazione anche in prospettiva olimpica. Se la pista italiana vorrà continuare a vivere e magari proverà a risalire la china, ci sarà bisogno soprattutto di loro.

I risultati di Mori e i piazzamenti delle Fiamme Azzurre: UOMINI (3-3-0) – Scratch (24): 1.ALEX BUTTAZZONI, 7.ANGELO CICCONE, 12.FABIO MASOTTI; Madison (27): 1.FABIO MASOTTI-ANGELO CICCONE 31 punti, 2.Giampaolo Biolo-ALEX BUTTAZZONI 18; Inseguimento a squadre (25): 1.Mista (Marco Coledan-Alessandro De Marchi-ANGELO CICCONE-ALEX BUTTAZZONI) 4’18”259 (1Q 4’20”606); Corsa a punti (26): 1.Davide Cimolai 60, 2.ANGELO CICCONE 46, 6.ALEX BUTTAZZONI 30, 13.FABIO MASOTTI 1; Derny (28): 1.Alessandro Bertolini, 2.ALEX BUTTAZZONI (Andrea Costa), 5.FABIO MASOTTI (Cristiano Citton), 6.ANGELO CICCONE (Cristiano Valoppi); Omnium (26/27): NC ALEX BUTTAZZONI rit. (3Vel/14”776; 2Cap/73; 1/Elim; 3Ins/4’56”223; 4/Scr; km/NP); DONNE (7-2-2) – Inseguimento a squadre (24): 1.FIAMME AZZURRE (TATIANA GUDERZO-MARTA BASTIANELLI-MONIA BACCAILLE) 3’43”785 (1Q T.Guderzo-MARTA TAGLIAFERRO-M.Baccaille 3’42”655); Scratch (24): 1.Giorgia Bronzini, 2.ELISA FRISONI, 9.TATIANA GUDERZO, 11.MARTA TAGLIAFERRO; Velocità a squadre (25): 1.FIAMME AZZURRE (MARTA TAGLIAFERRO-ELISA FRISONI) 38”336 (1Q MONIA BACCAILLE-E.Frisoni 38”330); Inseguimento (25): 1.TATIANA GUDERZO 3’52”486 (1Q 3’54”), 3.MARTA BASTIANELLI 3’54”477 (3Q 3’57”); Velocità (26): 1.ELISA FRISONI (sf: V.Scandolara/2-0; fin: A.Scafetta/2-0); 500m (27): 1.ELISA FRISONI 36”562; Keirin (28): 1.ELISA FRISONI; Corsa a punti (26): 1.Giorgia Bronzini 25, 3.MONIA BACCAILLE 20, 7.MARTA TAGLIAFERRO 10, 8.TATIANA GUDERZO 5; Omnium (26/27): 1.MONIA BACCAILLE 15 (2Vel/16”410; 3Cap/19; 2/Elim; 3Ins/4’04”451; 3/Scr; 2/500m/39”559), 2.MARTA TAGLIAFERRO 24 (6Vel/16”870; 6Cap/11; 1/Elim; 5Ins/4’04”811; 1/Scr; 5/500m/39”959), 8.TATIANA GUDERZO 49 (13Vel/17”195; 1Cap/34; 8/Elim; 1Ins/3’59”711; 9/Scr; 17/500m/42”032).

Fonte: polizia-penitenziaria.it