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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/06/2015  -  stampato il 25/04/2017


Due detenuti su tre sono malati: il 50% di malattie infettive

Due detenuti su tre sono malati, per il 48% sono affetti da malattie infettive: uno detenuto su tre ha l'epatite, in riduzione invece i sieropositivi per Hiv. E' sempre allarme tra gli infettivologi per le condizioni delle carceri italiane. E' quanto emerge dalla nuova indagine della Società italiana di medicina e sanità penitenziaria (SIMSPe), onlus che si occupa della tutela della salute dei detenuti che mercoledì prossimo, 3 giugno, fino a venerdì 5 terrà il suo XVI Congresso a Cagliari. A presiederlo sarà Sergio Babudieri, docente di Malattie infettive all'Università di Sassari. "La peculiarità della medicina penitenziaria - spiega - è che anche le persone che sono sane ricadono sotto la giurisdizione del magistrato di sorveglianza che ha la responsabilità della loro salute. Per sapere che una persona non è malata è necessario comunque un atto medico. Quindi stiamo parlando di 60mila persone giornalmente in carcere e di circa 100-110mila che sono transitate nel sistema penitenziario italiano nel corso di ogni anno: una popolazione simile ad una media città italiana che ha una serie di forti esigenze in tema di salute". 

Secondo l'indagine almeno una patologia è presente nel 60-80% dei casi: Le malattie infettive sono quelle più diffuse: a seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%). "In carcere - conclude il prof. Babudieri - si concentrano persone che hanno comportamenti di vita che sono a rischio dell'acquisizione di una serie di malattie non solo infettive, ma anche di tipo metabolico, come ad esempio obesità, fumo, alcolismo. Da ciò si evince evidentemente che il carcere è un ambito in cui la sanità pubblica può più facilmente intercettare persone che, una volta invece diluite nella popolazione generale, è più difficile incontrare". 

Secondo l'indagine della SIMSPe, che ha studiato i singoli casi dei detenuti che si sono sottoposti a test e controlli (circa il 56%), il tasso di trasmissione stimato dalle persone Hiv+ consapevoli si aggira tra l'1.7% e il 2.4%. Molto più alto, quasi 6 volte superiore, quello stimato dalle persone Hiv+ inconsapevoli, che raggiunge anche il 10%.

ANSA