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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/06/2015  -  stampato il 08/12/2016


Presunto pestaggio nel carcere di Marassi: indagati sei Poliziotti Penitenziari e cinque medici

Il rischio, adesso, è che al silenzio segua lo scandalo. E che da questa inchiesta esca un risultato molto meno rassicurante di un abuso isolato, commesso dal singolo agente. L’inchiesta sul pestaggio di un detenuto all’interno del carcere di Marassi si allarga a sei membri della polizia Penitenziaria che si aggiungono ai cinque medici a cui viene contestato di aver coperto le botte. Fra questi figura anche Marilena Zaccardi, dirigente medico che la Cassazione ha ritenuto responsabile delle sevizie all’interno della caserma di Bolzaneto durante i giorni del G8 del 2001.

I nuovi avvisi di garanzia sono arrivati nei giorni scorsi, le ipotesi sono di «omesso referto». Nel fascicolo sono contenuti i nomi del vicecomandante delle guardie carcerarie Cristiano Laurenti e dell’ispettore PatriziaSmurialdi, e degli agenti Maurizio Barile, MarioCutrano, Giuseppe Ciuccio e Giuseppe Trinchese. Gli inquirenti stanno delineando una catena di silenzi e omissioni che ha insabbiato le violenze di cui è sospettato Dario Pinchiera, guardia di 31 anni indagata per lesioni e sospesa per un anno dall’amministrazione penitenziaria (Dap).

Per fare ordine in questa storia bisogna ritornare al 14 aprile. Nel corso di una visita ordinaria Silvia Oldrati, la psichiatra in servizio a Marassi, si rende conto che uno dei suoi pazienti ha addosso i segni evidenti di un pestaggio. Informa il medico della sezione, Silvano Bertirotti, che a sua volta ne dispone il trasferimento in ospedale. Il referto descrive «contusione cranica, escoriazioni ed ecchimosi al volto, al braccio, all’addome, al gomito e al dorso. Riferite percosse». Il diretto interessato, ritratta, ha paura. Bertirotti scrive al direttore del carcere Salvatore Mazzeo, che informerà l’autorità giudiziaria. Il giorno successivo, nel penitenziario si tiene una riunione fra medici, cui prendono parte Marilena Zaccardi, Giuseppe Papatola, Ilias Zannis e, forse, altri due colleghi: il tema all’ordine del giorno non è il pestaggio, ma lo diventa quando all’incontro s’aggiungono la psicologa Oldrati e Bertirotti. Vengono indagati dal pm Giuseppe Longo perchè nessuno di loro presenta denuncia.

La seconda ondata di avvisi di garanzia riguarda i giorni che hanno preceduto la scoperta:perchè nessuno degli agenti aveva segnalato le condizioni di Boccia? Cosa è davvero successo? Il detenuto sarebbe stato picchiato con manganelli, consentiti solo in caso di rivolte carcerarie, e non sarebbe stata la prima volta. La versione ufficiale fornita dalle guardie di turno è tutta un’altra: l’agente sarebbe stato aggredito e avrebbe reagito. Due versioni contrastanti, insomma. Su cui adesso la Procura cerca di fare luce.

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È Una brutta storia - dice il procuratore capo Michele Di Lecce - peraltro, a noi non è stata segnalata come pestaggio di un secondino ad un detenuto, ma come litigio tra i due». Già, non è una bella storia quella che in queste ore scuote il carcere di Marassi: le presunte percosse ricevute da un recluso, Ferdinando B. (di 36 anni), da parte di una guardia, Dario Pinchiera, di 30. È una vicenda brutta al punto che la Procura ha temuto che l’agente tornasse a colpire.

È una vicenda brutta al punto che la Procura ha temuto la reiterazione del reato e per la guardia ha chiesto l'allontanamento dal servizio. Come se questa fosse pratica diffusa all'interno delle mura delle "Case Rosse".

È una storia terribile, che vagamente fa ricordare la morte di Stefano Cucchi a Regina Coeli, tanto che nel registro degli indagati sono finiti altri 6 agenti penitenziari, tra i quali (è questo è ancora più grave) il vice comandante, Cristiano Laurenti, e l'ispettrice Patrizia Smiraldi, responsabile della quarta sezione. Poi, Maurizio Barile, Mario Cutrano, Giuseppe Ciuccio e Giuseppe Trinchese.

Va detto che l'iscrizione serve a chiarire le singole posizioni ed è a loro tutela. Nessuno di loro avrebbe assistito alla lite, ma quel giorno erano in servizio in quell'ala del carcere. Sono stati i primi ad intervenire e tutti sono chiamati a rispondere di "omessa denuncia" al pm Giuseppe Longo, titolare del fascicolo, che oltre a all'agente Pinchera (indagato per lesioni) vede iscritti per "omissioni e favoreggiamento" cinque medici della Asl Tre. Fanno parte della Struttura di Medicina Penitenziaria: Marilena Zaccardi, Ilias Zannis, Giuseppe Papatola, Silvano Bertirotti e Silvia Oldrati.

Attenzione. La dottoressa Zaccardi non è nuova alle cronache giudiziarie: è il medico che ai tempi del G8 finì a processo per le torture alla caserma di Bolzaneto. "Condannata" in sede civile, subì anche la sospensione dall'Ordine dei Medici. Epperò, dai primi accertamenti sembra che ci sia ricascata. Tra l'11 e il 13 aprile, nei giorni in cui la Asl aveva organizzato un convegno sulla "Salute nelle carceri" e chiamato lei come relatrice (poi l'incontro è stato sospeso), a Marassi la psichiatra della Asl, Oldrati, segnalava al suo collega Bertirotti che Ferdinando B. presentava lesioni sospette. Vero è che il medico ha mandato il recluso al pronto soccorso del "San Martino" e che i medici ospedalieri hanno refertato lesioni al volto, al braccio, ematomi al dorso.

Cosa è accaduto in quel fine settimana di aprile e nei giorni seguenti è da ricostruire. Si parla di manganellate e di cinghiate, di referti "edulcorati", modificati in corso d'opera. O meglio, considerati "sensibili", perciò nascosti perfino al direttore del carcere, Salvatore Mazzeo, e mai consegnati alla magistratura. Nel rapporto depositato dal comandante della Polizia Penitenziaria, Massimo Di Bisceglie, al procuratore capo, si descrive una colluttazione tra la guardia e il detenuto. Sarebbe avvenuta sulle scale della quarta sezione e il recluso avrebbe avuto la peggio. Di Bisceglie probabilmente si è affidato alle relazioni scritte dal suo vice e dall'ispettrice.

L'indagine della magistratura, però, avrebbe accertato che, subito dopo l'accaduto, i cinque medici si sarebbero riuniti per un consulto. E delle visite mediche fatte al carcerato vi sarebbero più referti e cartelle sanitarie.

Una vicenda nebulosa, tanto che il pm aveva chiesto ed ottenuto dal gip Alessia Solombrino la misura cautelare per l'agente: un mese di sospensione dal servizio, in modo da permettere lo svolgimento delle indagini in piena trasparenza ed escludere l'eventuale inquinamento delle prove. Soprattutto,
 si è temuta la reiterazione del reato.

L'altro ieri, nello stesso giorno in cui Pinchera avrebbe sventato l'evasione di un recluso (questo racconta il sindacato Uilpa), il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha rincarato la dose, gli ha notificato l'interdizione per un anno. Per la prima volta ha applicato quanto lamentato dalla Corte Europea per i fatti del G8: durante le inchieste non avere allontanato dalle loro mansioni i funzionari indagati.

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