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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/06/2015  -  stampato il 03/12/2016


Progetti di reinserimento detenuti sulle spalle della Polizia Penitenziaria: protesta del Sappe nel carcere di Bari

Sempre più difficile la situazione all'interno della Casa circondariale, con i lavoratori che si rivolgono a Regione e Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria.

Da qualche tempo i vertici del carcere penitenziario di Bari, non fanno altro che pubblicizzare iniziative tese al reinserimento dei detenuti, ma senza coinvolgere chi nel carcere ci lavora in prima linea, come gli agenti penitenziari. Eppure anche il Sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, favorevole alle lodevoli iniziative di reinserimento, pur lamentandosi non può accettare che il tutto si svolga esclusivamente sulle spalle dei poliziotti penitenziari. E non sarebbe la prima volta che loro vengono, lasciati soli nelle sezioni detentive a gestire detenuti pazzi, a vigilare sui i clan rivali in maniera inadeguate ed insicura, ad occupare più posti di servizio contemporaneamente a causa della carenza di personale.

Così nelle ore notturne il carcere di Bari risulta pressoché sguarnito, mentre tanti poliziotti penitenziari sono costretti a ricorrere al pronto soccorso a seguito delle lesioni provocate dai tanti squilibrati, veri, falsi o presunti, presenti nella struttura di corso De Gasperi. Insomma, ormai non passa giorno che la Direzione dell'Istituto barese con i propri educatori ed assistenti sociali, pubblicizzano iniziative a favore del reinserimento dei detenuti ristretti all'interno del carcere.

Chi non ricorda l'orto con la produzione di qualche pomodoro (ormai appassito), oppure le varie iniziative teatrali, la raccolta differenziata dei rifiuti, il treno che porta i familiari dei detenuti dal Papa a Roma e altro. Si può dire che ogni giorno viene sfornata una nuova iniziativa che porta visibilità, punteggi, sorrisi ai vertici del penitenziario di corso De Gasperi. Anche il Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria, come detto all'inizio, è favorevole alle iniziative che aiutano chi abbia voglia e volontà a reinserirsi, ma nel contempo non può assistere passivamente a quanto sta avvenendo nelle sezioni detentive sulle spalle dei poliziotti penitenziari di Bari.

Federico Pilagatti, segretario del Sappe, non usa mezzi termini: "Nelle sezioni detentive, soprattutto nei turni serali e notturni, i poliziotti penitenziari sono costretti a vigilare contemporaneamente due, tre sezioni detentive poiché vengono accorpate a causa della carenza; a lavorare in reparti in cui da una parte ci sono affiliati a pericolosi clan malavitosi e dall'altra i nemici giurati. Se per caso l'addetto alla vigilanza fosse preso in ostaggio da una fazione, cosa accadrebbe? Se lo sono chiesti i vertici dell'Istituto di Bari, tanto affabili e sorridenti, quando emettono ordini di servizio a ciclo continuo, che sanno che non potranno essere rispettati?".

E non basta. "Si preoccupano i vertici del carcere - continua implacabile Pilagatti - se nelle ore serali il carcere rimane presidiato da poche unità in servizio, il più delle volte senza neanche il personale sul muro di cinta? Ed ancora, lo sanno i vertici dell'Istituto che mentre loro annunciano eventi vari al mondo intero, all'interno delle sezioni detentive ci sono detenuti affetti da problemi psichiatrici che vagano con la licenza di far male ai poliziotti? Hanno mai contato quanti poliziotti penitenziari nell'ultimo anno hanno dovuto far ricorso alle cure del pronto soccorso a seguito di aggressioni da parte di detenuti affetti da problemi psichiatrici? Molti, troppi".

Proprio per questa ragione il segretario del Sindacato autonomo delle divise grigie baresi ha deciso di scendere in campo con una denuncia così pesante, intentando se necessario anche una serie di azioni legali contro la Regione Puglia responsabile della sanità penitenziaria e contro l'Amministrazione penitenziaria a tutela dei poliziotti penitenziari, lasciati in maniera irresponsabile ed illegittima in balia di questa tipologia di detenuti che non dovrebbe essere gestita dalla Polizia Penitenziaria ma, secondo le leggi, dal sistema sanitario regionale.

Dure, insomma, le iniziative preannunciante dai rappresentanti dei lavoratori all'interno della casa circondariale barese, che verranno rese pubbliche durante il prossimo incontro con i vertici del Dap a Roma per discutere, appunto, di quanto accade a Bari. Importante tutto quello che viene fatto in materia rieducativa per il detenuto, ma non bisogna dimenticare che il carcere è un luogo che deve soprattutto garantire sicurezza, per i detenuti stessi, per i poliziotti penitenziari, ma anche per i cittadini.

Quotidiano di Bari