www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/06/2015  -  stampato il 03/12/2016


Attentati contro musei e altre opere arte: collaboratore di giustizia le riferý mesi prima delle bombe del 1993

"Alcuni mesi fa, durante un colloquio investigativo con il magistrato Alberto Maritati, parlai della possibilita' di attentati con bombe a musei e ad altri obiettivi di valore artistico". Questo affermava nel 1993 l'ex boss pugliese oggi pentito, Salvatore Annacondia. Oggi quelle dichiarazioni sono al centro della deposizione del collaboratore di giustizia al processo per la trattativa Stato-mafia.

Dopo Annacondia, nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, sara' "ascoltato" anche Gianfranco Modeo, altro ex affiliato alla mafia pugliese. Annacondia, rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo in collegamento da una localita' protetta, ha sostenuto di avere appreso queste notizie quando era detenuto nelle carceri dell'Asinara e di Rebibbia. Annacondia ha iniziato a collaborare nell'ottobre del 1992. L'ex killer pugliese fu arrestato il primo ottobre 1991 e dopo essere stato recluso in varie carceri la notte della strage di via D'Amelio fu trasferito d'urgenza prima ad Ascoli Piceno e successivamente all'Asinara. 

"La colpa dell'inasprimento del regime di detenzione e di essere stati portati all'Asinara - ha detto oggi Annacondia - i detenuti la attribuivano a Toto' Riina e alla stragi volute dalla mafia siciliana".

L'ex boss ha parlato di se': "Io ho una nuova vita, ho due figli e sono fuori da tutto. La protezione e la sicurezza della Polizia che ti gestisce vanno bene ma la copertura dello Stato no. Se mi date garanzie che tv e giornali non faranno il mio nome rispondero'". Chiarito dal presidente della Corte di assise Alfredo Montalto che il collaboratore ha l'obbligo di rispondere, Annacondia ha affermato che un esponente di spicco della camorra gli parlo' di attentati contro il patrimonio culturale: "Disse che bisognava mandare un messaggio all'Italia che bisognava preparare gli attacchi a musei, chiese e opere d'arte. Una strategia stabilita all'Asinara da esponenti della camorra e esponenti mafiosi siciliani per fare abolire il 41 bis. A dirmelo, nel settembre 1992, fu Antonino Cucuzza, campano, del clan camorristico dei Giuliano", ha puntualizzato Annacondia, che sostiene di aver "messo a verbale" queste sue conoscenze l'undici agosto 1993.

AGI