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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/07/2015  -  stampato il 02/12/2016


Carcere colabrodo a Padova: condannati a tempo di record tutti i poliziotti penitenziari corrotti

Giustizia a tempo di record. Anzi, nel giusto tempo, meno di un anno per chiudere, con sentenza di primo grado per almeno 13 imputati, la delicata inchiesta sul carcere colabrodo, la casa di reclusione Due Palazzi dove è entrato di tutto, dai cellulari alle schede sim, alla droga. Tra giudizi abbreviati e patteggiamenti ben 51 anni, 3 mesi e 10 giorni di carcere sono stati inflitti complessivamente dal gup padovano Domenica Gambardella a 13 imputati, tra loro cinque (ex) agenti di Polizia Penitenziaria e l’avvocato rodigino Michela Marangon, 51enne residente a Porto Viro che, alla lettura della sentenza, ha avuto una crisi di urla e pianto ed è stata accompagnata fuori dall’aula. Il giudice ha condannato il legale (con rito abbreviato) per concorso in corruzione a due anni, sia pure con la sospensione condizionale della pena.

La sanzione più pesante all’agente responsabile del quinto piano, Pietro Rega, 48 anni originario di Mariglianella (Napoli) e residente a Mirano nel Veneziano, considerato il boss del gruppo di agenti, punito con 10 anni e 10 mesi di reclusione oltre al pagamento di una multa di 60.340 euro con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della pena.

Sempre con il giudizio abbreviato (rito che prevede, per legge, lo sconto di una terzo) sono state condannate le guardie penitenziarie Roberto Di Profio, 46enne originario di Chieti con residenza ad Abano Terme (5 anni, 10 mesi, 30 mila euro di multa e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici) e Giandonato Laterza, 32enne di Matera (5 anni, 10 mesi, 36.700 euro di multa e l’interdizione perpetua dai pubblici ufffici); mentre ha patteggiato 4 anni, 6 mesi, 14 mila euro di multa e l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici il collega Angelo Telesca, 36 anni, originario della provincia di Potenza, con residenza ad Albignasego.

Rinviati a giudizio gli agenti Francesco Corso, 39enne palermitano con residenza a Padova e il collega Giuseppe Crispino, il criminale di guerra Goran Jesilic, ora trasferito nel carcere di Vigevano, alle spalle una condanna a 40 anni poi ridotti a 30 dal tribunale Internazionale dell'Aja, noto come l'«Adolf serbo bosniaco» e il «boia del lager di Brcko». Per questi ultimi tre con altri 20 imputati (tutti detenuti, compreso

il boss della nuova camorra Domenico Morelli e il “collega” della sacra corona unita Sigismondo Strisciuglio) il processo comincerà il prossimo 6 ottobre davanti al tribunale di Padova. Tra i reati contestati corruzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

 

fonte: mattinopadova.it