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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/07/2015  -  stampato il 08/12/2016


Suicida un Assistente Capo della Polizia Penitenziaria: 41 anni lavorava nel carcere di Fossombrone

Assistente Capo di Polizia Penitenziaria si suicida nel pressi della sua abitazione. Il tragico gesto è avvenuto la sera di giovedì 2 luglio intorno a mezzanotte. L'uomo aveva 41 anni. si è ucciso con la pistola d'ordinanza con un colpo alla tempia. Era sposato ed era da poco stato trasferito dal carcere di Pesaro.

Alla radice della decisione finale forse un male di vivere acuito dal duro lavoro nella casa di reclusione. Poi il "nulla". L'assistente capo della polizia penitenziara di Fossombrone si è ucciso la scorsa sera nei pressi della sua abitazione. Ancora ignote le cause. L’uomo, sposato e padre di due figlie, era stato trasferito da poco nel carcere "sigillato" col 41-bis.

Sembra che il 40enne, pochi attimi prima, abbia inviato un sms di addio alla moglie, che si trovava con i figli in compagnia di amici. L'uomo era stato con loro fino a mezz'ora prima, per poi allontanarsi con una scusa dicendo che sarebbe andato a casa per sbrigare cose urgenti. Il corpo è stato trovato dalla moglie, che si era precipitata a casa dopo aver letto il messaggio sul telefonino.

“Sembra non avere fine lo stato di scoramento che caratterizza gli agenti di questo Corpo" spiega il segretario nazionale del Sappe, Donato Capece. Nel 2014 furono dieci i casi identici: più di 100 dall'anno 2000.

"Non sappiamo se era percepibile o meno il disagio che viveva il collega. Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l’Amministrazione Penitenziaria è in grosso affanno e in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta”.

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