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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/07/2015  -  stampato il 04/12/2016


Ex Magistrato DAP Francesco Gianfrotta si dimette con polemica dal suo incarico da Presidente vicario del Tribunale di Torino

Mi sono dimesso dalla carica di Presidente vicario del Tribunale di Torino senza alcuna polemica verso altri colleghi». Francesco Gianfrotta, che due giorni fa ha abbandonato il ruolo di vicario, nel quale gli è subentrato Pietro Capello, in attesa dell’arrivo di Massimo Terzi, spiega così le ragioni del suo gesto, dopo che il Csm ha attribuito la nomina a Terzi con 15 voti contro i 7 andati a lui.
«Da quel che ho saputo, essendo pubbliche le sedute del Plenum del Csm e noti anche gli ordini del giorno che precedono le nomine - dice Gianfrotta - le ragioni che hanno fatto ritenere al Csm che vi fosse una mia incompatibilità col ruolo di Presidente del Tribunale, e cioè il fatto che mio figlio è avvocato, hanno reso da parte mia doveroso dimettermi dal ruolo di Presidente vicario. Se sono incompatibile, infatti, lo sono in tutti e due i casi».
Un ragionamento che non adombra alcuna polemica nei confronti di Terzi, che ricopriva la stessa carica a Verbania, ma semmai mette in discussione i criteri dell’organo di autogoverno. Gianfrotta è uno tra i giudici torinesi ad aver avuto una carriera brillante, perlopiù in città. Tra gli “allievi” della scuola del procuratore Bruno Caccia, napoletano di nascita e torinese di adozione, ha cominciato la professione proprio nella procura retta dal magistrato assassinato dalla ‘ndrangheta e da questo inizio, come è accaduto per tutti gli allievi di Caccia, ha ricevuto quell’ imprinting che ancora oggi riveste un grande significato. Le prime indagini importanti sono state quelle degli anni Settanta e Ottanta, con i pubblici ministeri che si occupava di terrorismo. Col collega Alberto Bernardi ha condotto le indagini su Prima Linea, ha raccolto le dichiarazioni del pentito Roberto Sandalo, ha lavorato sul caso dell’ incendio all’ Angelo Azzurro e della morte dello studente Roberto Crescenzio. Dopo una parentesi in tribunale, è poi stato giudice a latere in Corte d’ assise accanto al presidente Giancarlo Caselli. Quindi un altro periodo di lavoro ignoto ai più ma estremamente rilevante al Dap, il Dipartimento amministrazione penitenziaria, da dove è tornato nel 2001 con la nomina
 a presidente aggiunto della sezione gip del tribunale. Nella sua nuova veste si è occupato, tra gli altri, dei procedimenti sul rogo del Duomo e soprattutto di Telekom Serbia di Igor Marini. Esponente di rilievo di Magistratura Democratica, Gianfrotta ha scritto l’ordinanza del processo ThyssenKrupp, accogliendo l’idea del possibile omicidio volontario nel caso dei sette operai morti in seguito al rogo dell’acciaieria, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007.