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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/07/2015  -  stampato il 25/05/2017


A Milano decine di scritte contro il 41-bis: allarme alla vigilia anniversario stragi

Sono comparse a decine nella notte e continuano le segnalazioni. Il presidente della commissione Antimafia in Comune: "Campagna aggressiva di sostegno ai mafiosi, i cittadini ci aiutino a cancellarle". Milano, raffica di scritte sui muri contro il 41 bis alla vigilia dell'anniversario di via Palestro.

Scritte contro il 41 bis. Graffiti che si oppongono al regime di carcere duro, solitamente riservato ai condannati per mafia, tracciate a caratteri cubitali sui muri di Milano. Sono comparse a decine nella notte, e l'assessore comunale ai Lavori pubblici, Carmela Rozza, si sta impegnando a farle cancellare. L'autore è ignoto. La grafia delle varie scritte sembra molto simile, ma con qualche differenza fra un graffito e l'altro, tanto da fare pensare che possa esserci più di una mano.

A dare l'allarme, tramite il proprio profilo Facebook, è il consigliere comunale del Pd David Gentili, presidente della commissione Antimafia di Palazzo Marino. "Le faremo cancellare immediatamente - scrive Gentili sul social network - per la commemorazione della strage di via Palestro (che ricorre il 27 luglio), ci piacerebbe coinvolgere i cittadini stessi nel censurare con nettezza una campagna aggressiva, anonima, di sostegno ai mafiosi, che ci preoccupa. Vi farò sapere. Vi prego di condividere il messaggio!".

Le scritte sono comparse in diversi punti della città e col passare delle ore altre ne vengono segnalate e cancellate. La mappa va allargandosi: piazza Leonardo Da Vinci, piazzale Maciachini, uno dei viadotti in zona Mac Mahon, viale Monza all'altezza di Precotto, Villa San Giovanni, viale Monteceneri. E la lista è ancora lunga. Sul muro di cinta dell'ippodromo è stata poi trovata la scritta "omertà = rispetto", ma potrebbe essere stata tracciata precedentemente e notata solo ora. Il Comune ha segnalato la cosa alla questura.

La cancellazione del regime di carcerazione previsto dall'articolo 41 bis (introdotto dalla Legge Gozzini) è una battaglia ormai storica dei parenti dei detenuti che vi sono sottoposti. Fece scalpore nel 2002 la comparsa allo stadio di Palermo di uno striscione contro il 41 bis durante la partita Palermo-Ascoli del 22 dicembre. Un'inchiesta della Procura di Palermo chiarì come a fare esporre lo striscione furono direttamente i boss di Cosa nostra del quartiere Brancaccio. L'abolizione del 41 bis sarebbe anche stata la richiesta da parte di Cosa nostra alla base della trattativa Stato-mafia successiva alle bombe del biennio 1992 e 1993.

Partendo da tutt'altro presupposto, il 41 bis è inviso anche a una serie di associazioni che si battono per i diritti dei detenuti. Una rassegna di queste posizioni si ha sul portale web ilgarantista.it. Sostenitrice della "assoluta inumanità del carcere duro" è anche Rita Bernardini del partito Radicale, che da anni ne chiede l'abolizione con digiuni e iniziative non violente.

Il 41 bis, motivato dal tentativo di impedire i contatti fra il detenuto e l'organizzazione criminale di appartenenza, prevede forti restrizioni dei contatti con l'esterno, l'isolamento del detenuto rispetto agli altri carcerati e una serie di "divieti accessori di sicurezza" fra cui quello di cucinare in cella, o di dedicarsi ad attività artigianali. In Italia sono sottoposte a questo regime carcerario circa 650 persone. Oltre ai condannati per mafia, anche detenuti per terrorismo, sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione minorile.

 

Relazione Direzione Nazionale Antimafia: il Dap deve attivare istituti 41 bis