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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/08/2015  -  stampato il 05/12/2016


Il Ministro Orlando "apre" all'abolizione dell'ergastolo ostativo

È la "morte per pena" italiana, come la chiamano i radicali, il carcere a vita spogliato di ogni diritto, sancito dall'articolo 4-bis. Un ministro della giustizia, per la prima volta, lo mette in discussione.

Il Ministro "apre" alla possibilità di rivedere l'art. 4-bis dell'Ordinamento penitenziario durante la presentazione del Rapporto 2015 di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte.

Il ministro guardasigilli, Andrea Orlando, dopo aver rivendicato il "ruolo di protagonista" dell'Italia nella battaglia per l'abolizione delle esecuzioni capitali, arriva a quello che è il punto-chiave, almeno sul fronte interno: "Noi sosteniamo convintamente la battaglia dei Radicali e di Nessuno Tocchi Caino per l'abolizione della pena di morte e per una riflessione più complessiva sul senso della pena". Perifrasi quest'ultima, in cui si ricongiungono molte questioni, quelle che, dice Orlando, "stanno alla base degli Stati generali dell'esecuzione penale promossi dal governo".

Ne parla, con il tono più misurato possibile, in coda: è l'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario, il cosiddetto ergastolo ostativo, la negazione di ogni speranza di beneficio e reinserimento ad alcuni ergastolani, sulla quale "serve una discussione corale". 

Il Garantista